Giù le mani dalla città, migliaia in piazza per il Leoncavallo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A due settimane dallo sgombero che ne ha decretato la chiusura, il Leoncavallo è tornato a riempire le strade di Milano, trasformando una protesta per un centro sociale in una manifestazione di più ampio respiro che ha toccato, tra gli altri, i nervi scoperti del caro vita e del diritto alla casa. La giornata di mobilitazione, che ha visto una prima assemblea in Stazione Centrale a mezzogiorno, ha avuto il suo culmine nel corteo partito nel primo pomeriggio da Porta Venezia.

In testa al lungo serpentone, il cui afflusso è stato considerevole, hanno sfilato le cosiddette "mamme del Leoncavallo", a simboleggiare una presenza radicata nel quartiere; a seguire, una marea di sigle sindacali e associative – tra le quali spiccavano Avs, Cgil, Anpi e Arci – che hanno voluto esprimere solidarietà a un’istituzione della sinistra antagonista milanese. L’atmosfera, seppur carica di tensione per l’episodio recente, si è mantenuta entro i binari di una protesta dichiarata, sebbene non siano mancati gesti di forte impatto simbolico.

Uno di questi è avvenuto all’altezza di via Melchiorre Gioia, dove un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nel cantiere del ‘Pirellino’, l’opera edilizia al centro di un’inchiesta della Procura di Milano che vede indagato per presunti abusi edilizi l’imprenditore Manfredi Catella. L’accesso all’area, per quanto pacifico e di breve durata, è stato accompagnato da slogan di protesta rivolti contro l’amministrazione comunale e le sue scelte urbanistiche, tutto sotto lo sguardo vigile degli agenti schierati a presidiare il corteo.

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