Il Cremlino tira dritto: “Operazione continua, obiettivi non raggiunti”. E sull’atomica a Kiev è accuse a Francia e Regno Unito

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il quarto anniversario dall’inizio dell’offensiva russa in Ucraina, una data che per Mosca è semplicemente il 24 febbraio, non ha portato con sé alcun ripensamento né, tantomeno, segnali di una imminente conclusione delle ostilità. Da quelle parti, anzi, la macchina statale e propagandistica continua a macinare posizioni granitiche, ribadendo che quanto iniziato oltre due anni fa – eufemisticamente definito “operazione militare speciale” – deve concludersi solo quando tutti gli scopi prefissati saranno stati centrati. Il messaggio, chiaro e privo di ambiguità, arriva direttamente dalle stanze del Cremlino: non c’è spazio per ipotesi di tregua o per soluzioni negoziate che non tengano conto delle richieste di partenza, nonostante i tentativi di mediazione internazionale e le interlocuzioni, come quelle intercorse in passato con l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, possano aver aperto spiragli poi rivelatisi, almeno per il momento, poco più che finestre di dialogo -5-7. La diplomazia, stando alle dichiarazioni del portavoce presidenziale Dmitri Peskov, è al momento un vicolo cieco: gli obiettivi, per usare le sue parole, non sono altrimenti raggiungibili -5-9. E mentre la vita scorre apparentemente normale a Mosca, tra rappresentazioni al balletto e festeggiamenti per il Capodanno cinese, l’apparato bellico non mostra segni di cedimento.

Ma è sul fronte della comunicazione, e più precisamente su quello delle cosiddette “minacce ibride”, che il Cremlino ha deciso di alzare ulteriormente la posta in gioco in queste ore. L’accelerazione, paradossalmente, arriva proprio nel giorno in cui si sarebbe potuto fare un bilancio, seppur provvisorio, del conflitto. Invece no, l’attenzione viene abilmente spostata su uno scenario apocalittico, adatto a catalizzare i riflettori e a rilanciare la narrativa di un Occidente infido e pronto a tutto pur di sconfiggere la Russia. Il Servizio di intelligence per l’estero (Svr) ha diffuso un allarme destinato a fare il giro del mondo: Francia e Regno Unito, secondo i dossier raccolti dalla spie di Mosca, starebbero preparando il terreno per fornire a Kiev una bomba nucleare -1. Un’accusa pesantissima, lanciata senza l’ombra di una prova documentale a sostegno, che dipinge Parigi e Londra come artefici di un piano scellerato volto a dotare l’Ucraina di un ordigno atomico – o quantomeno di una cosiddetta “bomba sporca” – con l’obiettivo di permetterle di dettare condizioni di pace più favorevoli una volta ottenuta una tale capacità di ricatto -1.

La replica secca di Londra e la posizione ucraina tra smentite e memorie storiche

La reazione occidentale, come prevedibile, non si è fatta attendere ed è stata categorica nel respingere al mittente quella che è stata definita come “disinformazione spudorata”. Un portavoce del primo ministro britannico Keir Starmer ha bollato l’accusa come priva di qualsiasi fondamento, mentre dal ministero degli Esteri francese hanno parlato senza mezzi termini di una manovra propagandistica, ennesimo tentativo da parte del Cremlino di distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità e dalle difficoltà sul campo -1-8. Anche Kiev, ovviamente, è scesa in campo per smentire: il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, ha ricordato come simili assurdità siano già state respinte in passato, ribadendo l’impegno del paese a rispettare i trattati internazionali, a partire dal Trattato di non proliferazione nucleare -1-8. Eppure, la scelta di rilanciare questa specifica narrativa non è casuale e affonda le radici in una ferita storica mai del tutto rimarginata. Lo stesso presidente Volodymyr Zelensky, in più occasioni, ha criticato la decisione presa dall’Ucraina negli anni Novanta di rinunciare all’arsenale nucleare ereditato dall’Unione Sovietica in cambio di garanzie di sicurezza, garanzie che, con l’invasione del 2022, si sono rivelate carta straccia -1-8. Un passaggio, questo, che Mosca conosce bene e che utilizza strumentalmente per alimentare il sospetto che Kiev possa essere tentata dal ripercorrere quella strada, seppur in forme e con modalità tutte da verificare.

La minaccia di Medvedev e l’ombra di una escalation nucleare

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato, come suo solito, Dmitri Medvedev. L’ex presidente e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, noto per le sue sortite verbali particolarmente aggressive, ha raccolto il testimone dell’accusa lanciata dall’Svr e l’ha trasformata in un monito esplicito e minaccioso. Sui suoi canali social, Medvedev ha teorizzato che, qualora l’informazione su un presunto trasferimento di tecnologia nucleare a Kiev dovesse rivelarsi fondata, la Russia si vedrebbe costretta a reagire facendo ricorso a “qualsiasi arma”, comprese quelle nucleari tattiche, contro obiettivi in Ucraina e, se necessario, anche contro i paesi fornitori che si rendessero complici di quella che lui ha definito una deriva inaccettabile -6. Un’escalation verbale non da poco, che riporta prepotentemente alla ribalta lo spettro di un confronto diretto tra potenze atomiche, scenario più volte evocato da Mosca nel corso del conflitto per dissuadere l’Occidente da un coinvolgimento troppo diretto -1-6. Le sue parole, per quanto iperboliche, delineano una linea rossa che il Cremlino, attraverso i suoi più fedeli interpreti, intende tracciare in maniera netta, agitando lo spauracchio di una guerra mondiale pur di mantenere alta la tensione e, probabilmente, influenzare i negoziati che, sullo sfondo, continuano a dipanarsi tra le cancellerie.

La guerra prosegue e la diplomazia resta ai box

Mentre il circo mediatico si infiamma attorno alla fantomatica bomba atomica ucraina, sul terreno la situazione continua a essere caratterizzata da una logorante guerra di posizione, con l’esercito russo che preme lungo la linea del fronte, in particolare nell’est del Donbas, e l’Ucraina che cerca di resistere e di colpire obiettivi strategici nelle retrovie nemiche. L’annuncio del Cremlino, filtrato attraverso le agenzie di stampa, è lapidario: finché gli obiettivi non saranno stati raggiunti, l’operazione militare speciale proseguirà senza se e senza ma -1-5. Un messaggio chiaro rivolto sia all’interno, per rassicurare una popolazione che il conflitto lo vive principalmente attraverso lo schermo della televisione, sia all’esterno, per ribadire ai partner europei e agli Stati Uniti che la determinazione di Mosca non è venuta meno, nonostante le sanzioni e l’isolamento internazionale. E in questo quadro, l’accusa a Francia e Regno Unito di voler armare l’Ucraina con l’atomica assume i contorni di una mossa a tavolino: un tentativo di mettere in difficoltà gli alleati di Kiev, di seminare discordia tra i membri della Nato e di giustificare, agli occhi dell’opinione pubblica interna, la prosecuzione di uno sforzo bellico che, a quattro anni dall’inizio, non mostra ancora segni di esaurimento -3.

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