Il dolore dei gestori del Sannazaro e i dubbi della procura sull’innesco delle fiamme

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Salvatore Vanorio, che con la moglie Lara Sansone portava avanti la gestione del teatro Sannazaro, ha rotto il silenzio affidando ai canali social un lungo sfogo che ripercorre non solo le ore successive al rogo, ma anche la storia intima che lega la sua famiglia a quelle mura. Nelle sue parole, rivolte a chi in questi giorni ha mostrato vicinanza, affiora la consapevolezza che quanto andato in fumo non è soltanto legno, cartapesta o velluto: sono decenni di vita trascorsi dietro le quinte e davanti al palcoscenico di via Chiaia. Vanorio ricostruisce le origini di questo legame, ricordando come fu Luisa Conte, nel 1969, a rilevare la struttura quando versava in uno stato di completo abbandono, ridotta ormai a un cinema a luci rosse, con i palchetti scomparsi, il palcoscenico distrutto e la cupola malconcia. Da quel momento, la famiglia Sansone ha dedicato ogni energia a restituire dignità a quello spazio, trasformandolo in un punto di riferimento per la scena cittadina. E oggi, assistere alla sua distruzione significa per loro assistere alla cancellazione di quei ricordi, quelli veri, che nessuna ricostruzione materiale potrà mai riportare indietro -3-7.

Un giallo investigativo tra fiamme e cavi elettrici

Mentre la città osserva i resti fumanti della bomboniera di Chiaia, la procura di Napoli ha aperto un fascicolo per incendio colposo, un reato contestato al momento contro ignoti che impone agli inquirenti di muoversi su più fronti. Il sostituto procuratore Mario Canale, coordinato dall’aggiunto Antonio Ricci, ha disposto una maxiperizia per chiarire quello che resta il nodo centrale: dove sia nato il rogo e, soprattutto, cosa lo abbia innescato. Le fiamme, divampate intorno alle cinque e mezza del mattino di martedì 17 febbraio, hanno mostrato una dinamica che gli esperti dei vigili del fuoco definiscono quantomeno anomala, propagandosi in modo tale da coinvolgere due anelli non contigui dell’edificio, quasi come se il fuoco avesse risparmiato in un primo momento alcune porzioni per poi avvolgere tutto. Una circostanza che ha spinto gli investigatori a concentrare l’attenzione sull’impianto elettrico, in particolare sui quadri e sui cavi, ma anche a mettere sotto sequestro alcuni appartamenti limitrofi, tre dei quali risultati gravemente danneggiati e quindi dichiarati inagibili -1-4.

L’impianto antincendio finisce sotto la lente della procura

Parallelamente all’analisi delle fiamme, la procura ha avviato verifiche approfondite sulla documentazione relativa alla sicurezza, con particolare attenzione all’impianto antincendio. Polizia giudiziaria e vigili del fuoco hanno acquisito certificati, contratti di manutenzione e ogni altra carta utile a stabilire se i dispositivi fossero adeguati e funzionanti al momento del rogo. Salvatore Vanorio, pur nel dolore, ha tenuto a precisare che tutta la documentazione del teatro era in regola, manifestando piena disponibilità a collaborare con i magistrati per fare chiarezza. Resta il fatto che l’ipotesi investigativa, ancora tutta da verificare e affidata alle perizie tecniche, non esclude che le fiamme possano essere state favorite dal cattivo funzionamento di qualche apparecchiatura, anche se al momento nessuna pista, compresa quella accidentale, viene privilegiata rispetto ad altre. Un lavoro certosino, quello degli inquirenti, che passerà ora al vaglio dei tabulati e delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona, eventualmente utili a fissare con precisione l’orario e il punto esatto in cui il fuoco ha cominciato a divorare il teatro -2-9.

La rete dei teatri nazionali per sostenere la rinascita

Di fronte alla devastazione, il mondo della cultura ha cominciato a muoversi per non disperdere quanto il Sannazaro ha rappresentato in oltre un secolo e mezzo di storia. I sei teatri nazionali, ovvero il Teatro di Napoli, il Teatro di Roma, il Teatro di Torino, il Teatro di Genova, il Teatro del Veneto e l’Emilia Romagna Teatro Ert, hanno diffuso una nota congiunta nella quale annunciano l’attivazione di una rete di solidarietà concreta. La loro iniziativa si tradurrà in una campagna di raccolta fondi, rivolta al pubblico degli spettatori, attraverso la diffusione di un conto corrente dedicato. L’obiettivo dichiarato è quello di contribuire al ritorno alla luce di un palcoscenico definito non solo un gioiello architettonico, ma un pezzo di identità artistica che appartiene all’intero paese. Una mobilitazione che travalica i confini regionali e che punta a trasformare la distruzione in un’occasione di rinascita collettiva, sebbene la strada per tornare a vedere il sipario alzato in via Chiaia si preannunci ancora lunga e irta di difficoltà burocratiche e tecniche -5-10.

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