Marc Marquez e il peso di Austin: quinto posto, long lap e un dominio che non è più suo
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Redazione Sport
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Il circuito delle Americhe, quello stesso asfalto del COTA che per anni gli aveva regalato gloria e record, sembra essersi trasformato per Marc Marquez in un terreno minato. Il campione del mondo in carica ha chiuso il Gran Premio di casa, il terzo appuntamento di questo mondiale 2026, con un quinto posto che sa più di arrendevolezza che di rimonta. Partito dalla sesta casella – una posizione già di per sé inusuale per chi ha fatto della pole position una consuetudine proprio in Texas – lo spagnolo ha dovuto fare i conti con una long lap penalty che ne ha condizionato la gara ancor prima dello spegnimento dei semafori. Una penalità, questa, maturata nella Sprint del sabato, dove un errore in frenata gli era costato la caduta e la conseguente collisione con il poleman Fabio Di Giannantonio.
La domenica della rimonta (senza assalto)
Scontata la penalità al quarto giro, con un passaggio nella via lunga che lo ha precipitato fino all’undicesima piazza, Marquez ha dato il via a una rimonta affidata più alla sostanza che alla foga. Se in passato il suo marchio di fabbrica ad Austin era la fuga solitaria, stavolta il recupero è stato paziente, chirurgico, quasi rassegnato a un limite oggettivo. L’impressione, nel vederlo scalare posizioni e infine stabilizzarsi alle spalle di Pedro Acosta e della coppia Aprilia formata da Marco Bezzecchi e Jorge Martin, è che il margine da colmare fosse semplicemente troppo ampio per essere annullato in soli diciannove giri. Non è mancato il duello, vivace, con Enea Bastianini e il compagno di squadra Francesco Bagnaia, quest’ultimo finito addirittura fuori dalla top ten dopo un finale di gara convulso. Ma quello che un tempo era un’avanzata inarrestabile oggi si configura come un’operazione di contenimento, finalizzata a salvare punti più che a insidiare il gradino più alto del podio.
Il dominio incontrastato di Bezzecchi e la supremazia Aprilia
A rendere ancora più pesante il quinto posto di Marquez è stata la prestazione del suo diretto rivale in classifica, Marco Bezzecchi. Il pilota della Aprilia ha offerto l’ennesima dimostrazione di forza, imponendosi con un margine di due secondi su Jorge Martin e regalando alla casa di Noale una doppietta che non lascia spazio a interpretazioni. Bezzecchi, nonostante due posizioni di penalità in griglia rimediate in qualifica, ha annullato immediatamente lo svantaggio, superando Pedro Acosta già nei primi metri e amministrando il vantaggio con una sicurezza che ormai è diventata il suo tratto distintivo. Per lui si tratta della quinta vittoria consecutiva, un ruolino di marcia che lo proietta al comando del mondiale con un vantaggio di quattro punti proprio su Martin, mentre il divario nei confronti di Marquez si attesta già a trentasei lunghezze.
Le Ducati alla rincorsa e la solitudine di Di Giannantonio
Il dato più eloquente per comprendere l’attuale gerarchia arriva osservando il piazzamento delle Ducati ufficiali e satellite. Fabio Di Giannantonio, partito dalla pole position con la Desmosedici del team VR46, ha chiuso al quarto posto, a oltre sei secondi dal vincitore, dopo aver trascorso gran parte della gara in una posizione di “cerniera” tra il gruppetto di testa e l’inseguimento. Il romano, autore di un weekend positivo nonostante l’incidente della Sprint, ha confermato ai microfoni come il massimo ottenibile fosse proprio quello, fotografando una situazione di difficoltà oggettiva per le moto di Borgo Panigale sul tracciato texano. L’unico vero sorpasso che ha acceso il finale è stato quello di Marc Marquez su Bagnaia, un duello tra compagni che, più che una lotta per il vertice, è sembrato un confronto per accaparrarsi le briciole lasciate dalle Aprilia. Per lo spagnolo, sette volte vincitore qui tra il 2013 e il 2021, la diga costruita da Bezzecchi ha rappresentato un ostacolo insormontabile, riportando a galla la consapevolezza che, per tornare a vincere sul suo circuito preferito, servirà qualcosa in più di una semplice rimonta.




