Il paragone Caressa-Bergomi su Inter e Napoli: "Non è corretto, Conte è arrivato trentesimo"
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Redazione Sport
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La disamina delle notti europee che hanno visto le italiane uscire di scena continua ad alimentare il dibattito acceso negli studi televisivi, e l'ultimo botta e risposta andato in scena a Sky Sport ha visto come protagonisti Fabio Caressa e Beppe Bergomi, divisi sulla possibilità di accostare le rispettive eliminazioni di Inter e Napoli dalla Champions League. Il tutto è nato da una considerazione del telecronista, il quale, commentando l'umore di Nicolò Barella dopo il ko contro i norvegesi del Bodo/Glimt, aveva definito l'uscita dei nerazzurri, finalisti meno di un anno fa, un flop paragonabile a quello degli azzurri di Antonio Conte, estromessi già al termine della fase campionato. Una sovrapposizione di giudizi che non è affatto piaciuta all'ex difensore, il quale ha prontamente rimarcato le differenze sostanziali tra i due percorsi, rintuzzando con una certa veemenza l'azzardo del collega.
"Non puoi dire una cosa del genere": il nocciolo della disputa
Se Caressa insisteva nel leggere il risultato in termini di obiettivo mancato, sostenendo che "la finalista che non arriva agli ottavi è comunque un flop" e che, pertanto, la delusione fosse equiparabile a quella partenopea, Bergomi ha invece spostato il focus sul dato oggettivo e crudo della classifica. L'ex capitano dell'Inter, da par suo, ha puntualizzato con una certa fermezza che "il Napoli ha chiuso al trentesimo posto su trentasei squadre", una posizione che non solo ha impedito il passaggio del turno, ma che ha addirittura negato agli azzurri la possibilità di partecipare ai playoff, quelli che l'Inter ha invece giocato e, per l'appunto, perso contro i norvegesi. Un particolare, quest'ultimo, che per Bergomi rende il paragone non solo improprio, ma "scorretto", un termine che ha scandito più volte nel corso dell'acceso contraddittorio.
La qualità dell'avversario e il peso specifico dell'eliminazione
L'analisi di Bergomi, infatti, non si è limitata ai numeri puri della graduatoria europea, ma ha voluto entrare nel merito della qualità degli ostacoli incontrati. Per l'ex difensore, l'eliminazione dell'Inter, per quanto dolorosa e inaspettata, va contestualizzata: "Dei tre italiani nei playoff, l'Inter ha avuto l'avversario più difficile". Una precisazione, la sua, volta a evitare che si banalizzi il nome Bodo/Glimt riducendolo a una semplice comparsa, quando invece la squadra allenata da Kjetil Knutsen, forte del suo calcio dinamico e della sua organizzazione, aveva già dimostrato il proprio valore nella League Phase, mettendo in difficoltà e battendo avversarie del calibro di Manchester City e Atletico Madrid. Da qui la stoccata finale: "Io studio le squadre, non mi fermo al nome", quasi a suggerire che Caressa, nella sua valutazione, si sia fermato alla superficie, senza ponderare la reale forza di chi ha messo in ginocchio i nerazzurri.
Due visioni opposte della delusione sportiva
Il confronto, come spesso accade in queste circostanze, ha messo in luce due differenti concezioni della delusione sportiva: da un lato quella di Caressa, che guarda al blasone e alla storia recente del club (una finale di Champions persa pochi mesi fa), dall'altro quella di Bergomi, che analizza il rendimento effettivo e il contesto specifico. Il primo ha provato a controbattere chiedendo se, secondo l'ex collega, il Bodo fosse effettivamente più forte del Borussia Dortmund, ricevendo una replica secca: "L'Inter ha perso cinque partite su otto nella fase campionato, e una l'ha vinta proprio contro il Dortmund in trasferta". Una sintesi efficace per spiegare come gli episodi e le singole gare vadano inseriti in un quadro più ampio, e come non si possa giudicare un percorso basandosi esclusivamente sul nome scritto sulla maglia dell'ultimo avversario incontrato.




