Il piano di Katz per Rafah: 600mila palestinesi trasferiti in una "città umanitaria"
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Redazione Esteri
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Gerusalemme – Una «città umanitaria» che di umano sembra avere ben poco, se non il nome. È questa la proposta avanzata dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che ha annunciato l’intenzione di spostare 600mila abitanti di Gaza verso Rafah, nel sud della Striscia, dove sorgerà una struttura descritta come temporanea ma che, nei fatti, rischia di trasformarsi in un enorme campo di raccolta. Le forze armate sono già al lavoro per definire i dettagli operativi, mentre Netanyahu ribadisce l’appoggio di Trump, arrivando a proporlo per il Nobel per la pace.
L’idea, presentata come soluzione per «garantire un futuro migliore» ai gazawi, si inserisce nel più ampio progetto di «migrazione volontaria» sostenuto dal primo ministro israeliano, che ha trovato un alleato nella Casa Bianca. «Stiamo valutando paesi disposti ad accogliere gli sfollati», ha dichiarato Netanyahu durante un incontro con Trump, il quale, da parte sua, ha accusato Hamas di voler strumentalizzare la tregua. Intanto, la tensione sul campo rimane altissima: ieri sera, cinque soldati israeliani sono morti nell’esplosione di un ordigno nel nord di Gaza.
Sul tavolo c’è anche una proposta della Gaza Humanitarian Foundation, l’unica organizzazione autorizzata a operare nella Striscia, che prevede la creazione di «aree di transito» per facilitare lo spostamento della popolazione. Documenti visionati da Reuters rivelano che si tratterebbe di campi di dimensioni vastissime, con l’obiettivo dichiarato di «sostituire il controllo di Hamas». Ma le critiche non mancano: fuori dai centri di distribuzione gestiti dalla fondazione, del resto, si sono già verificati episodi di violenza indiscriminata.




