La sposa!, tra ambizione femminista e accoglienza critica: il coraggioso azzardo di Maggie Gyllenhaal

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Esce oggi, 5 marzo, nelle sale italiane “La sposa!”, l’opera seconda di Maggie Gyllenhaal che rilegge in chiave moderna il mito de “La moglie di Frankenstein” del 1935. La regista, che ha anche scritto la sceneggiatura, compie una scelta radicale: dare voce e profondità a un personaggio rimasto iconico ma muto per quasi un secolo, quello della Sposa, interpretato nel film originale da Elsa Lanchester. L’operazione, come spesso accade quando si maneggiano classici e icone del cinema, si rivela complessa e genera un’opera ambiziosa, viscerale e, a detta di molti critici, profondamente diseguale, un azzardo narrativo che mescola generi e registri con una libertà che sconcerta tanto quanto affascina.

La pellicola, ambientata in una Chicago anni Trenta filtrata attraverso una sensibilità punk e contemporanea, vede Jessie Buckley nel doppio ruolo della Sposa (una donna assassinata di nome Ida) e di Mary Shelley, mentre Christian Bale veste i panni di un Mostro, ribattezzato Frank, umanissimo nella sua solitudine e disperato bisogno d’amore. Gyllenhaal costruisce intorno a loro un universo popolato da scienziati, come la dottoressa Euphronius interpretata da Annette Bening, detective, nei quali figurano Peter Sarsgaard e Penélope Cruz, e star del cinema, con Jake Gyllenhaal a interpretare un divo dell’epoca. Una delle idee portanti del film, infatti, è proprio questa: il Mostro trova conforto e immagina una vita possibile attraverso le immagini in bianco e nero dei musical e dei film che vede sullo schermo, un escamotage che porta la narrazione verso lidi onirici e surreali, talvolti confondendo lo spettatore sulla natura stessa della storia.

E proprio questa confusione stilistica, questa volontà di essere troppe cose contemporaneamente — un horror, un gangster movie, un musical, una riflessione femminista — sembra essere il nodo centrale attorno a cui ruotano le critiche. Da un lato, pubblicazioni come The Guardian e BBC hanno lodato la visione "esilarante" e la performance "feroce" di Jessie Buckley, sottolineando il coraggio di un’opera che non cerca il consenso facile ma una verità emotiva scomoda. Dall’altro, il fronte dei detrattori è nutrito e tranchant. The New York Post parla di "uno dei film peggiori che abbia mai avuto il dispiacere di vedere", mentre IndieWire lo definisce un’opera "wokificata" che usa la politica come paravento per nascondere una cattiva arte, un concetto ripreso anche da The Telegraph secondo cui non si può mascherare l’incapacità narrativa con un messaggio. Al centro delle critiche, oltre alla regia giudicata artefatta, c’è proprio l’interpretazione di Jessie Buckley, definita "urlata" e "smodata" da The Hollywood Reporter, un’accusa che stride con chi, invece, ne esalta la potenza tragica.

Al di là delle valutazioni estetiche, ciò che emerge con chiarezza è la difficoltà di Gyllenhaal nel gestire la macchina produttiva di uno studio, la Warner Bros., con un budget importante alle spalle, stimato intorno ai 100 milioni di dollari. La regista stessa ha raccontato di aver dovuto mediare con i dirigenti dopo le proiezioni di prova, specialmente riguardo ad alcune scene di violenza giudicate "insostenibili". Un compromesso, questo, che ha portato a tagli che forse hanno ulteriormente frammentato un racconto già di per sé volutamente caotico e che alcuni critici, come quello di Empire, definiscono "mal montato" e "incompetente". La tensione tra la visione autoriale, che cerca di portare sullo schermo "gli aspetti mostruosi che esistono dentro ognuno di noi", e le esigenze di un pubblico mainstream pagante si riverbera in ogni fotogramma, rendendo "La sposa!" un caso di studio affascinante sui limiti e le possibilità del cinema d’autore in ambito produttivo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.