Affitti brevi, il Bresciano si scopre terra di locazioni turistiche: 9.636 strutture attive
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Redazione Interno
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La fotografia scattata in provincia di Brescia restituisce un dato che non lascia spazio a interpretazioni: sono 9.636 le strutture extra alberghiere attive nel territorio, un numero che colloca il Bresciano tra le aree a maggiore densità di offerta turistica non tradizionale della Lombardia. La distribuzione, però, non è uniforme e racconta geografie precise. Desenzano del Garda svetta con 1.095 strutture, seguita da Sirmione con 827, mentre a Salò se ne contano 359. Più a nord, Ponte di Legno arriva a 301, quindi Gargnano con 246 e Gardone Riviera con 236.
Nel capoluogo, infine, le strutture extra alberghiere attive sono 579.
Il quadro demografico e la pressione sul territorio
Per comprendere la portata del fenomeno, un dato demografico aiuta a contestualizzare: la provincia di Brescia conta poco più di 1,26 milioni di residenti distribuiti su 205 comuni, con una densità abitativa di circa 264 abitanti per chilometro quadrato su una superficie di quasi 4.800 chilometri quadrati. La concentrazione delle locazioni turistiche in alcune località specifiche, molte delle quali di piccole dimensioni, incide in modo asimmetrico sul tessuto abitativo locale.
Il caso di Sirmione è emblematico: secondo dati ripresi da analisi indipendenti, nella località gardesana si contano dieci posti letto turistici per ogni otto residenti, un rapporto che segnala una pressione abitativa strutturale.
La proposta europea e il meccanismo dello stress abitativo
È in questo contesto che si inserisce la proposta di regolamento dell’Unione europea sugli alloggi accessibili, nota come Affordable Housing Act, presentata dalla Commissione europea nei giorni scorsi. Il testo, che non impone obblighi diretti agli Stati membri, introduce per la prima volta un quadro comune per individuare le cosiddette aree sotto stress abitativo, ovvero quelle in cui il prezzo medio di un’abitazione equivale ad almeno otto annualità di reddito disponibile della popolazione residente.
La soglia sale a dieci annualità quando il rapporto è considerato talmente elevato da rendere superflua la verifica dell’andamento degli ultimi dieci anni.
Le reazioni nel Bresciano e il dibattito politico
Sul territorio bresciano, la proposta europea ha trovato una prima sponda politica. Andrea Fantini, consigliere regionale della Lombardia, ha commentato favorevolmente l’iniziativa, definendola un passo nella direzione di un governo più consapevole del fenomeno.
La posizione espressa da Fantini si inserisce in un dibattito politico nazionale che vede il centrodestra schierato su posizioni critiche: Fratelli d’Italia ha sostenuto che la proposta comprime il diritto di proprietà e invade competenze statali, Forza Italia ne ha chiesto il ritiro, mentre la Lega l’ha definita un attacco alla casa e ai risparmi degli italiani. Sul fronte opposto, il Partito Democratico ha accolto con favore il testo, mentre il Movimento 5 Stelle lo ha giudicato deludente per l’assenza di misure immediate e vincolanti.
Il nodo della regolazione locale
Il meccanismo previsto dall’Affordable Housing Act non introduce divieti automatici né colpisce la prima casa. La decisione di intervenire resta in capo alle autorità nazionali, regionali e locali, che potranno limitare le locazioni turistiche solo nelle aree riconosciute come sotto pressione abitativa e a condizione di dimostrare che l’attività di affitto breve ha avuto un impatto significativo sulla disponibilità di alloggi per almeno tre anni.
Le restrizioni, qualora adottate, dovranno essere mirate, necessarie e proporzionate, con l’obiettivo dichiarato di offrire certezza giuridica ai sindaci che scelgono di regolamentare il settore senza incorrere in contestazioni legate alla direttiva Servizi.
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