Merz incontra Trump alla Casa Bianca: battute taglienti e divergenze sull’Ucraina
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Redazione Esteri
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Friedrich Merz, da poco insediato come cancelliere tedesco, ha scelto Washington per il suo primo faccia a faccia con il presidente americano Donald Trump, in un incontro che ha rivelato più divergenze che punti d’intesa. Se da un lato i due hanno trovato un terreno comune sulla questione dei dazi – con Trump disposto a rivedere alcune misure protezionistiche – dall’altro la distanza tra le posizioni su Ucraina e Russia è emersa in modo netto, senza mediazioni.
«A volte, quando due bambini litigano, è meglio lasciarli sfogare», ha detto Trump, paragonando la guerra in corso a una rissa da cortile. Una metafora provocatoria, che riflette la sua linea pragmatica: l’America, secondo lui, non deve farsi carico di conflitti lontani, a meno che non serva ai suoi interessi. Merz, pur evitando toni accesi davanti alle telecamere, ha cercato di insistere sulla necessità di sostenere Kiev, ma senza ottenere alcun impegno concreto.
La tensione è salita quando il discorso è scivolato sul D-Day. Trump, rivolgendosi al cancelliere, ha bollato il 6 giugno 1944 come «non un gran giorno per la Germania», sminuendo implicitamente il valore simbolico della data per l’Europa. Merz, da parte sua, ha preferito non replicare, limitandosi a sottolineare l’importanza della riconciliazione transatlantica. Un silenzio diplomatico, che però non nasconde il disappunto di Berlino




