Monreale, nasconde una serra di marijuana in casa e ruba l'elettricità: arrestato un 40enne
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
I carabinieri hanno fatto irruzione in un'abitazione a Monreale, scoprendo ciò che, a prima vista, poteva sembrare un'improbabile installazione per il giardinaggio ma che si è rivelata essere un sofisticato impianto per la coltivazione indoor di cannabis. All'interno della casa, trasformata in una vera e propria serra clandestina, i militari hanno sequestrato centodieci piante di marijuana, di varietà Picchiato, oltre alle attrezzature necessarie per mantenerle in vita, le quali comprendevano lampade a led, sistemi di irrigazione e ventilatori. L'inquilino, un quarantenne del luogo fino a quel momento estraneo a precedenti penali, è stato tratto in arresto con le pesanti accuse di produzione di stupefacenti e di sottrazione fraudolenta di energia elettrica, reato, quest'ultimo, reso possibile da un allacciamento abusivo alla rete che bypassava del tutto il contatore, consentendo un consumo illecito e consistente di corrente.
L’operazione dei carabinieri e il furto di energia
L'indagine, partita da un controllo apparentemente di routine, ha quindi svelato un'attività criminale strutturata, dove la tecnica dell'agricoltura idroponica – che permette una crescita accelerata delle piante – si sposava con un'abile, seppur illegale, opera di furto ai danni del gestore energetico. L'uomo, che viveva da solo nel piccolo appartamento, aveva di fatto destinato interi locali alla coltivazione illecita, i quali, sigillati e oscurati, erano stati attrezzati per creare un microclima perfetto, un fatto che evidenzia come tali attività, pur condotte su scala non industriale, richiedano una pianificazione meticolosa. Il sequestro, che è stato totale, ha privato il presunto produttore non solo del suo raccolto, destinato verosimilmente al mercato locale dello spaccio, ma anche di tutti gli strumenti del suo presunto mestiere, vanificando un investimento iniziale che, considerando le tecnologie impiegate, non doveva essere di poco conto.
La rapina violenta ad Anzio e l’intervento tempestivo
In uno scenario del tutto differente, lungo la strada di Valle Schioia a Lavinio, frazione di Anzio, si è consumata invece una rapina a mano armata ai danni di un uomo, episodio di violenza che ha portato all'arresto di due persone. La centrale operativa dei carabinieri, ricevendo una chiamata di allarme per un individuo a terra sul ciglio della carreggiata, ha immediatamente allertato le pattuglie della stazione di Anzio, le quali, coordinate dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia, sono giunte sul posto in tempi brevissimi. Qui i militari hanno soccorso un marocchino di quarantaquattro anni, residente ad Anzio, il quale mostrava chiari segni di essere stato picchiato e appariva in uno stato di profonda agitazione e shock.
Il racconto della vittima e le manette
L'uomo, una volta rassicurato e prestategli le prime cure, ha riferito ai militari di essere stato avvicinato da due conoscenti, con i quali era nata un'accesa discussione che era poi degenerata in aggressione fisica. I due, approfittando della sua vulnerabilità, lo avevano colpito ripetutamente per poi derubarlo del telefono cellulare di cui era in possesso, fuggendo quindi senza lasciare traccia. Le immediate e circostanziate descrizioni fornite dalla vittima, unite a un rapido sopralluogo nell'area, hanno consentito ai carabinieri di rintracciare e bloccare, non lontano dal luogo del fatto, un trentaquattrenne di nazionalità pakistana e un quarantenne di origine indiana, entrambi senza fissa dimora, i quali sono stati quindi condotti in caserma per l'identificazione. La ricostruzione dei fatti, corroborata dagli elementi raccolti, ha condotto il pubblico ministero di turno a convalidare l'arresto per entrambi, i quali ora devono rispondere dell'accusa di rapina aggravata in concorso.




