Caro-benzina e bollette, la Claai lancia l'allarme: “Panificazione in ginocchio, molte attività rischiano la chiusura”
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Redazione Economia
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L’impennata dei prezzi di gas, luce e carburanti, una combinazione micidiale che ormai da mesi non dà tregua, sta mettendo a dura prova la tenuta economica delle imprese del settore della panificazione e, più in generale, dell’intera filiera artigiana che gravita attorno al mondo dei trasporti e della piccola distribuzione.
A lanciare l'allarme, con toni che non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche, è Giuseppe Bellamena, presidente del settore Panificazione della Claai (Confederazione Libere Associazioni Artigiane Italiane), il quale denuncia una situazione ormai insostenibile sia sul fronte della produzione, dove il costo delle materie prime e dell’energia divora ogni margine, sia su quello della distribuzione locale, strozzata dall'aumento vertiginoso del gasolio.
La corsa dei prezzi non risparmia nessuno, e mentre i consumatori iniziano a percepire il contraccolpo sulle proprie tasche, sono gli imprenditori stessi a trovarsi di fronte a un bivio: alzare ulteriormente i prezzi o abbassare definitivamente la saracinesca.
Il grido d'allarme dei fornai: margini azzerati e futuro incerto
Il comparto della panificazione, storicamente considerato un termometro sensibile dell'economia reale, sta vivendo quella che Bellamena definisce senza mezzi termini una fase di "ginocchio". I rincari dell'energia elettrica e del gas, necessari per alimentare i forni che sfornano pane e prodotti da forno, si sommano all'incremento del costo delle farine e degli altri ingredienti, creando una tempesta perfetta che rischia di travolgere decine di piccole attività.
"Non ce la facciamo più – è il commento amaro che riecheggia tra le fila degli associati – le spese erodono ogni margine di guadagno, e per molti di noi non vale più la pena impegnarsi per un pugno di mosche". Questa frustrazione, che emerge dalle dichiarazioni del presidente della Claai, non è solo un grido di dolore, ma un avvertimento preciso rivolto alle istituzioni: se non si interverrà con misure strutturali e non più solo tampone, molte botteghe storiche rischiano di chiudere i battenti, impoverendo il tessuto sociale e commerciale dei centri urbani.
La situazione è talmente critica che i panificatori, pur di non licenziare, spesso lavorano in perdita, confidando in una illusoria inversione di tendenza che però, guardando i dati sui futures del grano e del metano, sembra ancora lontana dall'arrivare.
Trasporti e taxi schiacciati dal caro-gasolio: la richiesta di condizioni certe
Ma a fremere non è solo il mondo dei forni; la fibrillazione si estende anche all'autotrasporto e ai servizi di mobilità come taxi e Ncc, categorie che letteralmente vivono sul carburante. Il prezzo del gasolio, che continua la sua corsa senza sosta, rappresenta una scure che si abbatte su un settore già provato dalla concorrenza e dai rincari generalizzati.
È Nicola Carozza, dirigente di Confartigianato, a mettere in relazione diretta il dramma internazionale con la cronaca quotidiana delle imprese locali, osservando come le crisi geopolitiche abbiano conseguenze immediate e molto concrete anche a livello territoriale. "L’autotrasporto così non ce la fa – tuona Carozza – e ha bisogno di condizioni certe per poter programmare il proprio lavoro, cosa che attualmente risulta impossibile viste le continue fluttuazioni".
A fare da eco a queste parole è Riccardo Battisti, responsabile Cna Fita Marche, che nel suo intervento sottolinea un dato matematico inoppugnabile: "Per le nostre aziende, ogni aumento del gasolio si traduce immediatamente in una riduzione dei margini, spesso già molto contenuti e talvolta negativi".
Questo meccanismo perverso costringe gli autotrasportatori a rivedere continuamente i preventivi per i clienti, con il rischio di perdere commesse, o peggio, a dover applicare clausole di revisione prezzi che, se da un lato tamponano l'urgenza, dall'altro alimentano un clima di sfiducia e instabilità nei rapporti commerciali.
Un sistema economico che trema: tra bollette e materie prime
L'effetto combinato del caro energia e dei carburanti, aggravato dal rincaro delle materie prime essenziali per i laboratori artigiani, sta creando una morsa che stringe l'intero comparto produttivo. Non si tratta più di un'emergenza contingente, ma di una lenta erosione della capacità imprenditoriale, dove il costo per produrre un bene rischia di superare il prezzo a cui può essere venduto sul mercato.
I trasportatori, come i fornai, chiedono quindi misure risolutive che vadano oltre il semplice ristoro temporaneo, invocando un intervento organico che possa calmierare il costo dell'energia o quantomeno agganciare le tariffe a parametri più stabili. Tuttavia, la complessità della situazione geopolitica, con i conflitti e le tensioni che agitano i mercati internazionali, rende difficile ipotizzare soluzioni a breve termine, lasciando gli imprenditori in una sorta di limbo.
In questo contesto, i sindacati di categoria e le associazioni datoriali continuano a sollecitare un tavolo di confronto serio con il governo, perché l'attuale stato di salute del settore, come evidenziato da questi grida d'allarme, non può più reggere l'urto di un’inflazione che galoppa inarrestabile.
La filiera produttiva, dal pane che arriva sulle tavole al trasporto delle merci sugli scaffali, rappresenta un anello fondamentale dell'economia nazionale, e la sua tenuta è minacciata da costi che lievitano di giorno in giorno. Se non si troveranno risposte rapide ed efficaci, il rischio concreto è che il tessuto imprenditoriale, fatto di piccole e medie realtà spesso a conduzione familiare, subisca un contraccolpo letale, con inevitabili ripercussioni sull'occupazione e sul potere d'acquisto delle famiglie.
La speranza, affidata alle dichiarazioni dei rappresentanti di Claai, Confartigianato e Cna, è che il mondo politico ascolti il disagio di chi ogni giorno si alza all'alba per garantire servizi essenziali, e lo faccia non con promesse a effetto, ma con interventi concreti in grado di interrompere questa spirale distruttiva che sta mettendo in ginocchio interi settori strategici del Paese.
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