Il pane e la guerra: l’allarme dei fornai milanesi su rincari e costi di produzione
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Redazione Economia
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Le conseguenze del conflitto in Iran, con i suoi complessi scenari internazionali, potrebbero incidere in maniera significativa anche su uno dei prodotti più comuni e simbolici della tavola degli italiani, ovvero il pane. A lanciare l’allarme è l’Associazione Fornai Milano, che non usa giri di parole: il timore concreto è che il prezzo di una semplice pagnotta possa superare soglie critiche per le famiglie, trasformando un bene primario in un potenziale lusso. Siamo di fronte, spiegano gli associati, a una tempesta perfetta determinata da costi energetici fuori controllo e dal prezzo dei carburanti alle stelle. Secondo le stime dell’associazione, l’incremento dei costi di produzione per il 2026 si annuncia pesantissimo, con un aumento previsto del 45% per l'energia elettrica e il gas, un rincaro del 25% per la logistica e le consegne e un +20% per il trasporto delle farine. A essere energivoro è l’intero processo produttivo: dalla cottura, con forni a gas o elettrici che devono rimanere accesi per ore a temperature elevate, alla lievitazione, che richiede celle a temperatura controllata in funzione tutto il giorno, fino alla distribuzione mattutina, che subisce in prima linea il caro-gasolio.
L’allarme di Confesercenti e l’impatto da 14 miliardi
La preoccupazione dei panificatori, peraltro, si inserisce in un quadro economico più ampio e allarmante delineato da Confesercenti. Con i rincari in atto per carburanti, elettricità e gas, il rischio concreto è quello di una stangata complessiva da 14 miliardi di euro all'anno per le famiglie italiane. Circa 6,9 miliardi di questi deriverebbero dai maggiori costi per i carburanti, mentre 7,1 miliardi arriverebbero dall'impennata delle bollette. Un aggravio, quest’ultimo, che di fatto cancellerebbe i benefici del decreto bollette varato in precedenza per sostenere imprese e cittadini. Le ricadute, come sottolineato dal presidente di Confesercenti, Gronchi, si estenderebbero all'intera economia: le famiglie e le imprese rischierebbero di pagare un conto pesantissimo, mentre parallelamente l'erario incasserebbe un extragettito Iva consistente, una dinamica che secondo l'associazione andrebbe corretta per attenuare l'impatto dei rincari su consumi e attività economiche.
L’incognita bollette e la preoccupazione dei panificatori artigiani
A testimoniare il clima di crescente tensione tra gli operatori del settore arrivano anche le voci dei panificatori di Assipan Confcommercio, fortemente preoccupati dalla congiuntura in corso. Se il prezzo dell’energia continuerà a crescere a causa del conflitto in Medio Oriente, molti di loro non riusciranno a resistere a lungo. Il presidente interprovinciale, Alessandro Cioni, esprime tutta la preoccupazione della categoria per l’attuale andamento dei costi energetici, ricordando come la panificazione sia tra i settori più esposti: i laboratori lavorano molte ore al giorno con forni, impastatrici e celle di lievitazione che richiedono un consumo energetico costante e ineludibile. Le difficoltà attuali, come spiega il vicepresidente Stefano Coppini, si sommano agli aumenti già subiti negli ultimi anni per le materie prime, come farine e altri ingredienti. Ogni aumento, prima o poi, si riflette sul prezzo finale del prodotto, e se per il momento molti cercano di mantenere i prezzi invariati, la capacità di assorbimento delle imprese è ormai al limite. Non è semplice, aggiungono, spiegare alla clientela che il costo del pane non dipende quasi esclusivamente dalla farina, ma da un insieme di voci che includono energia, gas, trasporti e carburanti.
Una tempesta perfetta tra logistica e materie prime
A completare un quadro già di per sé complesso, ci sono le difficoltà legate alla logistica e all'approvvigionamento delle materie prime. Il vicepresidente dell’Associazione Fornai Milano, Roberto Ticozzi, storico fornaio del capoluogo lombardo, spiega come tutto ciò che entra nel suo laboratorio arrivi su gomma: dalla farina di forza del Nord Europa ai semi di sesamo provenienti da zone di guerra. Se il gasolio sale del 30%, quel costo non può essere assorbito unicamente dal panificatore. Il cosiddetto collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz, con le conseguenti ripercussioni sul prezzo del petrolio, si traduce in un rincaro immediato dei costi logistici per l'intera filiera. Per i fornai, insomma, l'odore del pane fresco rischia di diventare un ricordo del passato se non arriveranno interventi d'urgenza, come crediti d'imposta sull'energia e calmieri sui carburanti agricoli, che appaiono come le uniche boe di salvataggio per un settore che non può permettersi di spegnere i motori.




