Elia Del Grande, il fuggitivo della strage dei fornai

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un video, catturato nel tardo pomeriggio di giovedì a Castelfranco Emilia, nell'area modenese, documenta il momento preciso in cui Elia Del Grande si è calato da una struttura per allontanarsene, dando ufficialmente inizio a una latitanza che ha riportato alla cronaca un nome legato a uno dei capitoli più cupi della criminalità lombarda. Le immagini, che mostrano l’uomo mentre lega una corda al palo di una telecamera di sorveglianza prima di discendere, confermano la pianificazione di un gesto che le forze dell'ordine stavano tentando di arginare da giorni. L’individuo, che ventisette anni or sono si rese autore dello sterminio della propria famiglia, non è mai stato considerato un soggetto placido o redento; al contrario, le autorità giudiziarie lo hanno sempre classificato come socialmente pericoloso, un giudizio che la fuga attuale non fa che avvalorare in maniera drammatica.

L'omicida di Cadrezzate

La vicenda che lo consegnò alla notorietà criminale risale al gennaio del 1998, quando, all'età di ventidue anni, prese un fucile e uccise a colpi d'arma da fuoco il padre, la madre e il fratello nella loro abitazione a Cadrezzate, in provincia di Varese. Quel triplice omicidio, passato alla storia come la "strage dei fornai" a causa dell'attività svolta dalla famiglia, scaturì da un conflitto familiare sorto attorno alla sua relazione con una ragazza. La condanna, inflittagli dal sistema giudiziario, fu di trent'anni di reclusione, un periodo di cui ne ha effettivamente scontati venticinque prima di accedere a misure alternative al carcere. Il suo profilo criminale, peraltro, non si esauriva con quella strage, essendo costellato da precedenti per reati connessi all'abuso di sostanze stupefacenti e per un grave episodio di accoltellamento ai danni di un tassista.

La ricerca del latitante

Le indagini per ritrovare Del Grande, che oggi ha quarantanove anni, si concentrano con particolare attenzione sulla ricostruzione della sua rete di contatti più recenti, con un'analisi meticolosa delle frequentazioni femminili e dei legami con pregiudicati operanti nella zona modenese. Gli investigatori, i quali non escludono che qualcuno di loro possa avergli fornito un sostegno logistico per la fuga, come ad esempio documenti falsi, telefoni cellulari o semplicemente un nascondiglio, stanno setacciando ogni potenziale pista. L'obiettivo principale è quello di intercettare qualsiasi confidenza che l'uomo possa aver rilasciato, consapevoli del fatto che la sua pericolosità, unita a una mancanza di pentimento per i crimini commessi, lo rende un individuo capace di seminare ancora terrore.

Il regime di semilibertà

Al momento della sua evasione, Elia Del Grande si trovava in una casa-lavoro in regime di semilibertà, una misura di sicurezza alla quale era stato assegnato nonostante il persistente giudizio di pericolosità sociale. Avrebbe dovuto completare un periodo di permanenza di sei mesi nella struttura di Castelfranco Emilia, al termine del quale sarebbe stata effettuata una nuova valutazione sulla sua condotta e sulla sua eventuale progressione nel percorso di reinserimento. Quel periodo di osservazione, che doveva costituire un banco di prova decisivo per il suo futuro, si è invece bruscamente interrotto con la sua scomparsa, lasciando aperte soltanto le attività investigative per la sua cattura.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.