Trump a Davos: il ritardo, il monologo e la «forza del caos» che ha tenuto in scacco il Forum
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Redazione Esteri
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Voleva un ingresso imperiale, ha dovuto accontentarsi di un arrivo di emergenza, quello che ha portato Donald Trump sulla Montagna Incantata con tre ore di ritardo sul programma ufficiale. Un guasto tecnico all’aereo presidenziale, che i media hanno subito identificato come l’Air Force One, ha costretto il presidente degli Stati Uniti a un cambio di velivolo, optando per quello di scorta, il cosiddetto Air Force Two, un C-32 normalmente riservato al vicepresidente o ad alte cariche istituzionali. La partenza in extremis, tuttavia, non ha mutato lo status del volo, il quale, come precisano gli esperti di protocollo aeronautico, ha mantenuto la denominazione ufficiale di "Air Force One" per l’intera durata del trasferimento, essendo quella la designazione radio di qualsiasi aereo dell’Air Force a bordo del quale si trovi il presidente in carica.
Un'identità in volo, tra cinema e storia
La vicenda, che ha inevitabilmente richiamato alla memoria alcune pagine di storia o pellicole cinematografiche, ha finito per offrire una curiosa premessa al discorso che Trump avrebbe poi tenuto al Centro Congressi. Il nome, infatti, può mutare durante il volo stesso, come accadde in quella circostanza storica in cui, a metà percorso, l’aereo che trasportava il dimissionario Richard Nixon perse quel prestigioso codice per il concomitante giuramento del suo successore. Una fluidità di definizione che, in un certo senso, sembra aver caratterizzato anche il contenuto dell’intervento del leader americano, il quale, nel suo monologo di settantadue minuti, ha più volte mostrato qualche incertezza geografica, arrivando a confondere la Groenlandia con l’Islanda.
Il discorso e le reazioni in platea
L’imprevisto logistico, lungi dall’aver smorzato i toni, ha piuttosto fatto da preludio a quella che lo stesso Trump ha amato definire la «forza del caos», una forza che ha tenuto in scacco il World Economic Forum per buona parte della giornata. Di fronte ai delegati riuniti, alcuni dei quali con facce decisamente incredule, il presidente ha dipanato il suo ragionamento, concentrandosi sulle priorità della sua amministrazione in materia economica e di politica estera, senza mai cedere a toni concilianti o diplomatici. Il suo arrivo, seppur travagliato, ha così catalizzato l’attenzione dell’intero evento, ridimensionando, almeno per quelle ore, gli altri temi in agenda.
L'attenzione sui fatti, oltre il rumore
Mentre i media internazionali dissertavano sull’episodio del volo e sulle esternazioni del presidente, altre notizie di cronaca, come il ritrovamento di un adolescente scomparso a Milano o le nuove allerte maltempo al sud, hanno proseguito il loro corso. Le inchieste giudiziarie, del resto, non si fermano, così come non si ferma lo sport, con gli impegni europei dei club italiani, ma il fulcro della giornata è rimasto saldamente ancorato a quel palco svizzero. Lì, tra ritardi e monologhi, Trump ha dimostrato, ancora una volta, la sua capacità di imporre un’agenda e di dominare la scena, trasformando un inconveniente tecnico in parte integrante della sua narrazione.




