Spagna, ancora un deragliamento in Catalogna: un morto e decine di feriti a poche ore dalla strage andalusa
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Redazione Esteri
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Mentre la Spagna, scossa, cercava di comprendere le ragioni della sciagura ferroviaria in Andalusia che due giorni prima aveva provocato decine di vittime, un nuovo e drammatico incidente è tornato a scuotere le cronache iberiche. Nella serata di martedì, infatti, un treno di pendolari della linea R-4 è deragliato all’altezza di Gèlida, una trentina di chilometri a nord-est di Barcellona, causando la morte del macchinista e il ferimento di almeno quaranta persone, delle quali cinque in condizioni giudicate gravi dagli ospedali catalani che le hanno accolte. L’episodio, che si è verificato intorno alle nove di sera, ha visto come protagonista un muro di contenimento dell’autostrada AP-7, crollato violentemente sui binari al passaggio del convoglio, forse – come hanno ipotizzato da subito i soccorritori – a causa delle insistenti precipitazioni che hanno flagellato la regione in quei giorni.
Un drammatico copione che si ripete
La dinamica, seppur con esiti diversi per quanto riguarda il numero di vittime, riecheggia quella che aveva portato alla tragedia in Andalusia, dove un convoglio dell’alta velocità Iryo era deragliato piombando su un treno che procedeva in direzione opposta. Di quel disastro, le indagini – concentrate ora sull’analisi dei dati della scatola nera – stanno ricostruendo i secondi fatali che lo precedettero: “Ho avuto un impatto all'altezza di Adamuz”, sono le parole, riferite dai quotidiani locali, che il macchinista avrebbe pronunciato nella comunicazione radio poco prima dello schianto, una frase sintetica e drammatica che fotografa l’impossibilità di qualsiasi manovra evasiva. Eventi che, sebbene separati da centinaia di chilometri e da differenti contesti infrastrutturali, pongono interrogativi stringenti sulla tenuta della rete in condizioni meteorologiche avverse.
La Catalogna sotto la pioggia e la sequenza degli eventi
Proprio le intense piogge dei giorni scorsi vengono indicate come il probabile movente del crollo del muro autostradale a Gèlida, elemento che ha innescato la sequenza del deragliamento del treno di pendolari. Quel che è certo, e che emerge con chiarezza dalle prime ricostruzioni, è la violenza dell’evento: la struttura, cedendo all’improvviso, ha riversato una massa di detriti sui binari proprio mentre il treno transitava, facendolo uscire brutalmente dai binari in un groviglio di ferro e acciaio che i vigili del fuoco hanno faticato non poco a domare per estrarre i feriti. In quella stessa sera, sempre in Catalogna, si è registrato un altro episodio minore, per fortuna senza conseguenze per le persone: alcuni massi, staccatisi da un versante, sono finiti sulla sede ferroviaria causando un ulteriore deragliamento, circostanza che, unita alle altre, dipinge il quadro di un territorio messo a dura prova dagli agenti atmosferici.
Le indagini e il contesto nazionale
Le autorità, dunque, si trovano ad affrontare due fronti investigativi distinti ma speculari: da un lato l’inchiesta tecnica sulla strage andalusa, dall’altro quella sul disastro catalano, entrambe volte ad accertare le precise responsabilità, siano esse di tipo manutentivo, progettuale o legate alla gestione del traffico in condizioni di allerta. La vicenda si inserisce, peraltro, in un momento di attenzione globale sulle infrastrutture critiche, mentre l’amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump ha spesso posto l’accento, nella sua retorica, sulla necessità di investimenti massicci in opere pubbliche. In Spagna, intanto, le procedure giudiziarie seguono il loro corso, con i magistrati che vagliano ogni dettaglio per offrire risposte alle famiglie delle vittime e per scongiurare, per quanto possibile, il ripetersi di simili tragedie.




