La tempesta Nils spazza l'Europa: venti a 160 all'ora, un morto in Francia e 86 feriti in Catalogna

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il vecchio continente, e in particolare la sua fascia occidentale, sta fronteggiando l'ennesima, violenta perturbazione di questo inverno meteorologico. Dopo il passaggio delle tempeste Kristin, Leonardo e Marta, che nelle settimane scorse avevano già messo in ginocchio vaste aree tra Portogallo e Spagna, è ora la volta di Nils, una profonda depressione atlantica che sta scaricando la sua furia su un territorio ormai saturo d'acqua e particolarmente vulnerabile -1. Se in Pianura Padana, ieri giovedì 12 febbraio, l'evento è passato quasi inosservato, non si può dire lo stesso per l'arco alpino e per gran parte della Penisola Iberica e della Francia, dove il ciclone ha provocato danni ingenti e, purtroppo, delle vittime.

L'elemento più distintivo di Nils, almeno nella sua fase iniziale, è stata la potenza delle raffiche di vento che hanno spazzato le montagne e le coste. Sulle Alpi italiane, gli anemometri dei centri funzionali di Piemonte e Valle d'Aosta hanno registrato punte impressionanti: si sono toccati i 132 chilometri orari al Colle Superiore delle Cime Bianche, a tremilacento metri di quota tra Cervinia e Champoluc, mentre raffiche a 120 hanno investito il Colle della Galisia. Un vento impetuoso da ovest, uno “scaccianeve” capace di modellare i crinali e di creare accumuli eolici pericolosi per la stabilità del manto. L'energia della tempesta, tuttavia, non si è esaurita sulle vette, ma si è riversata con violenza anche sulle pianure e le coste di mezza Europa, causando una scia di disagi e distruzioni.

Oltre confine, la situazione si è fatta immediatamente critica. In Francia, il sistema perturbato ha causato almeno una vittima, un camionista morto nel dipartimento delle Landes dopo la caduta di un albero sul suo mezzo, e ha lasciato senza corrente elettrica circa un milione di famiglie, con un picco di 850mila utenze disalimentate nelle sole regioni della Nuova Aquitania e dell'Occitania, dove le raffiche hanno superato i 160 chilometri orari -1-5. La caduta di alberi e i danni alle linee di trasmissione hanno messo in ginocchio la rete elettrica, costringendo il gestore Enedis a mobilitare centinaia di tecnici per le riparazioni, un intervento complesso reso ancora più difficile dalle condizioni meteo proibitive -5. A questo si aggiunge un'allerta rossa per le piene, con la Garonna e i suoi affluenti che, gonfiati dalle piogge torrenziali, hanno rotto gli argini in più punti a sud-est di Bordeaux, inondando abitazioni e attività commerciali e costringendo a evacuazioni preventive in diverse località come La Réole e Marmande -3-7. La direttrice di Vigicrues, l'organismo di sorveglianza dei fiumi, ha lanciato un allarme chiaro: la Francia si trova di fronte a “piene generalizzate” e l'episodio di maltempo non è affatto terminato, con nuove perturbazioni in arrivo che rischiano di “rialimentare” le acque e prolungare l'emergenza idrogeologica.

La furia del vento paralizza la Catalogna, 86 i feriti

Se la Francia combatte con l'acqua, la vicina Spagna è stata presa di mira principalmente dal vento. La tempesta Nils, definita dalle autorità catalane come uno degli episodi di vento più significativi degli ultimi quindici o vent'anni, ha investito in pieno la regione, provocando una paralisi senza precedenti -4. Il bilancio delle persone che hanno richiesto assistenza medica è salito a 86, con 34 feriti trasportati in ospedale: tra questi, due versano in condizioni gravi e una in stato critico, come riportato dal Sistema d'Emergències Mèdiques (Sem) catalano -8. Raffiche superiori ai cento chilometri orari, registrate in località come Montserrat e Badalona, hanno spazzato Barcellona con punte di 86 all'ora, trasformando la città in una trappola di oggetti pericolanti, alberi sradicati e detriti volanti.

La Generalitat, il governo regionale, ha risposto con misure drastiche e precauzionali, decretando la sospensione dell'attività didattica in scuole e università, il blocco di tutte le manifestazioni sportive e il rinvio delle prestazioni sanitarie non urgenti. Un messaggio di allerta Es-Alert è stato inviato a tutti i cellulari, invitando la popolazione a non mettersi in viaggio e a rimanere al chiuso. Misure, queste, rese obbligatorie dalla violenza di Nils, che ha causato la cancellazione di oltre cento voli all'aeroporto El Prat di Barcellona e il dirottamento di molti altri, mentre i servizi ferroviari regionali hanno viaggiato a singhiozzo a causa delle restrizioni e degli oggetti caduti sulle linee aeree -8. Una trentina di distretti catalani sono stati posti in allerta rossa, a testimonianza di un'emergenza che ha messo a dura prova il sistema di protezione civile.

Un corridoio di tempeste atlantiche: il Portogallo e l'Italia nel mirino

L'ondata di maltempo che porta la firma di Nils, l'ottava tempesta di forte impatto a colpire la penisola iberica dall'inizio dell'anno, si inserisce in un pattern atmosferico ben preciso e persistente -4-9. L'Europa è attraversata da un potente e continuo flusso zonale atlantico, un vero e proprio corridoio di correnti occidentali che convoglia verso il continente una sequenza quasi ininterrotta di cicloni extratropicali. Un fenomeno che non ha risparmiato il Portogallo, dove il cedimento di un viadotto sull'autostrada A1, nei pressi di Coimbra, ha causato il parziale isolamento del Paese a causa della rottura di una diga sul fiume Mondego, mentre un treno è deragliato dopo aver urtato detriti sui binari -1-5.

L'Italia, dal canto suo, pur non essendo stata raggiunta dal nucleo più violento della tempesta, ne ha comunque subito gli effetti indiretti, con una recrudescenza del maltempo soprattutto al Sud e sulle isole. La nuova perturbazione, nel corso della notte, ha portato piogge e temporali su Sardegna, Sicilia e Calabria, dove le raffiche di vento hanno nuovamente superato i cento chilometri orari, con punte di 113 registrate a Siderno, sul versante ionico calabrese -6. Sulle Alpi occidentali, invece, le abbondanti nevicate in corso, favorite dallo “sfondamento” delle correnti umide dai versanti francesi, stanno accumulando metri di neve fresca, un patrimonio idrico importante ma anche una minaccia concreta per il pericolo valanghe, tenuto sotto stretta osservazione dai bollettini valanghivi.

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