«Allerta a vuoto e la tempesta Nils in agguato: scuole chiuse tra Calabria e Sicilia, ma il peggio deve ancora venire»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ennesima ordinanza firmata nella tarda serata di mercoledì, la numero 24 per la precisione per quanto riguarda il capoluogo calabrese, aveva imposto la chiusura di scuole, parchi e cimiteri; eppure, giovedì mattina, Reggio Calabria si è svegliata sotto un cielo più grigio che minaccioso, con il vento che, sebbene presente, non giustificava – almeno agli occhi dei residenti – il blocco totale delle attività didattiche e la conseguente paralisi del traffico veicolare -3. È il paradosso della gestione dell’emergenza, un meccanismo che si inceppa tra la necessità di prevenire e l’effettiva evoluzione dei fenomeni atmosferici, i quali, in questo caso, hanno semplicemente rispettato i tempi previsti dalla modellistica: la pioggia, quella vera, accompagnata da raffiche che gli strumenti dell’Arpacal stimano già superiori ai centodieci chilometri orari, ha infatti cominciato a sferzare il Tirreno solo nel pomeriggio, quando i banchi di scuola erano già deserti e i cortili di ville e giardini pubblici – chiusi per precauzione – rimanevano inaccessibili -5-8.

Il nucleo del problema, dal punto di vista meteorologico, non risiede tanto nella presunta inutilità di queste ordinanze, quanto piuttosto nella natura stessa della perturbazione in avvicinamento, un sistema depressionario profondo che i modelli del Centro funzionale multirischi hanno ribattezzato con il nome di Nils. Si tratta, stando ai bollettini ufficiali della Protezione Civile regionale, di un’entità che ha già lasciato il segno sulla Penisola Iberica e sulla Francia meridionale e che, nel suo lento movimento verso levante, sta incanalando verso i bacini del basso Tirreno masse d’aria fredda in quota destinate a collidere con le acque superficiali ancora relativamente miti -8. Questo contrasto termico, come spiegano i fisici dell’atmosfera, innesca un processo di ciclogenesi esplosiva; le isobare, sulle carte sinottiche, si stringono pericolosamente, e il gradiente barico che ne deriva è il motore principale di quei venti occidentali che, sulla Calabria tirrenica e sulla Sicilia nord-orientale, soffiano già con intensità di burrasca forte, con raffiche che in alcuni tratti dell’Appennino hanno localmente superato la soglia dei centoventi chilometri orari -2-7.

Onde fino a cinque metri e un versante tirrenico sotto osservazione

L’allerta arancione, diramata per l’intera giornata di giovedì e destinata a protrarsi – seppur con intensità variabile – anche nella mattinata di venerdì tredici febbraio, non è pertanto un eccesso di zelo privo di fondamento. La Sala Operativa Regionale, in costante contatto con i centri funzionali decentrati, monitora con attenzione l’evoluzione del moto ondoso: sul Tirreno meridionale, l’altezza significativa delle onde ha già raggiunto picchi di quattro-cinque metri, con la tendenza a incrementare ulteriormente nelle ore serali quando l’effetto di fetch, ovvero la distanza sulla quale il vento agisce senza ostacoli, diventerà massimo proprio lungo le coste comprese tra la Piana di Gioia Tauro e il Cosentino. È per questo motivo che molti primi cittadini, da Palermo – dove le scuole sono rimaste chiuse per l’intera giornata – fino ai piccoli comuni dell’hinterland cosentino come Rende o San Lucido, hanno scelto di estendere il provvedimento di sospensione delle lezioni anche a venerdì, una decisione che alcuni genitori, intervistati stamane, hanno definito allarmistica, ma che gli uffici tecnici comunali giustificano con la necessità di evitare spostamenti su mezzi pubblici in condizioni di vento capace di sradicare cartelloni pubblicitari e impalcature.

Venti tempestosi e la difficile convivenza con la paura

La frattura, ormai quasi sistemica, tra la percezione della sicurezza e l’applicazione del principio di precauzione emerge con chiarezza dalle voci dei cittadini che si sono riversati nelle strade non appena le precipitazioni, contrariamente ai peggiori pronostici, hanno tardato a manifestarsi. In molti, specie tra i commercianti del centro, lamentano il ripetersi di blocchi della circolazione e chiusure che, a posteriori, appaiono sovradimensionate rispetto agli eventi effettivamente registrati. Tuttavia, una ricostruzione oggettiva dei dati disponibili presso il Dipartimento regionale della Protezione Civile rivela come la finestra temporale del pericolo sia slittata, più che annullata: i venti di burrasca forte, classificati come tali quando la velocità media supera i settanta chilometri orari, persistono infatti da diverse ore sui settori appenninici, e le raffiche – quelle improvvise e più pericolose – continuano a raggiungere intensità da tempesta. Si tratta, in definitiva, di un ciclone anomalo per il mese di febbraio, tanto che alcuni centri di ricerca lo hanno accostato, per dinamiche di formazione, a perturbazioni tipiche dell’autunno inoltrato, con la particolarità, non trascurabile, di abbattersi su un territorio reso ancor più vulnerabile dalle precipitazioni delle settimane precedenti.

Il peso della responsabilità e la macchina comunale in moto

Nell’attesa che il cuore della tempesta Nils varchi definitivamente le nostre longitudini, le macchine comunali di protezione civile restano attive in seduta permanente. Il Centro Operativo Comunale di Reggio Calabria, attivato con ordinanza sindacale già dalle prime ore di mercoledì, coordina le pattuglie della polizia locale lungo i viali alberati – i più esposti al rischio di crollo di ramaglie – e mantiene i contatti con i gestori dei servizi di trasporto pubblico locale, molti dei quali hanno subito ritardi e deviazioni a causa dell’intensità del vento. In questa fase, caratterizzata da una pausa relativa delle precipitazioni, l’attenzione rimane focalizzata sulle mareggiate: il moto ondoso, particolarmente energico sui litorali esposti a ovest, sta già causando l’erosione di alcuni tratti di spiaggia e la temporanea chiusura di strade lungomare in diversi comuni del Vibonese e del Messinese. L’evoluzione del sistema depressionario, ancora in fase di approfondimento sul basso Tirreno, suggerisce che il culmine dell’evento sia stato semplicemente posticipato; le scuole rimarranno pertanto serrate, in molti centri, anche nella giornata di venerdì, e la cittadinanza – al netto della frustrazione comprensibile per una mattinata di apparente normalità – è chiamata a rispettare i divieti di accesso ai parchi pubblici e ai cimiteri, aree nelle quali il rischio di caduta di alberature ad alto fusto, complice il terreno saturo d’acqua, rimane concretissimo.

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