Nils, la tempesta atlantica che ha spazzato le montagne: cos’è lo “scaccianeve”
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Redazione Esteri
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Chi vive in Pianura Padana non si è quasi accorto di nulla, ma ieri, giovedì 12 febbraio, un vento da Ovest impetuoso ha spazzato le Alpi al passaggio della tempesta atlantica «Nils» sull'Europa centrale. Gli anemometri dei centri funzionali del Piemonte e della Valle d'Aosta hanno registrato raffiche a 120 km/h al Colle Superiore delle Cime Bianche, a tremilacento metri di quota tra Cervinia e Champoluc, e punte di 132 chilometri orari in altri settori montani, un fenomeno che i meteorologi definiscono “scaccianeve” per la capacità di queste correnti di rimuovere il manto nevoso fresco dai versanti e trasportarlo in sospensione, creando accumuli e cornici pericolose sui crinali. L'Italia settentrionale, in particolare l'arco alpino, ha dunque sperimentato la fase iniziale di questo sistema depressionario, ma è soprattutto nel resto d'Europa e nel Mezzogiorno che Nils ha mostrato il suo volto più distruttivo, con conseguenze che vanno dall'emergenza idrogeologica in Francia ai danni ingenti in Spagna, fino ai record meteo registrati nel Sud Italia.
La Francia in ginocchio per le piene e le raffiche uraganiche
La Francia, colpita in quest’ultima settimana da condizioni meteo instabili tra cui la tempesta Nils, si trova in una situazione di “piene generalizzate”, e come ha annunciato la direttrice di Vigicrues, Lucie Chadourne-Facon, l’organismo pubblico incaricato della sorveglianza dei fiumi e delle esondazioni, “l’episodio non è affatto finito”. Le perturbazioni in arrivo, ha avvertito la responsabile, andranno a rialimentare le piene già critiche, in particolare nei bacini della Garonna e dei suoi affluenti, dove in alcune zone è stata dichiarata l'allerta rossa e migliaia di famiglie sono rimaste senza corrente elettrica. Nella sola regione della Nuova Aquitania, Enedis, il gestore della rete, ha contato quasi mezzo milione di utenze al buio, con raffiche che hanno superato i 160 chilometri orari nel dipartimento delle Landes, causando anche la morte di un camionista travolto dalla caduta di un ramo; un bilancio destinato purtroppo ad aggravarsi, come confermano le prime stime che parlano di almeno tre vittime sul territorio francese legate all'esondazione dei corsi d'acqua e alla violenza delle raffiche. I tecnici sono al lavoro per ripristinare la fornitura, ma la priorità rimane la messa in sicurezza delle popolazioni residenti nelle aree più esposte al rischio alluvionale.
I feriti in Catalogna e il bilancio iberico di una tempesta senza precedenti
Oltre i Pirenei, in Spagna, il passaggio di Nils ha lasciato una scia di devastazione che le autorità locali faticano a quantificare compiutamente. In aumento i disagi e i danni provocati dai forti venti della tempesta atlantica, che mantengono in allerta quasi tutte le regioni iberiche e in allarme rosso l'intera Catalogna; qui, stando agli aggiornamenti del Sistema d'Emergències Mèdiques, il servizio sanitario catalano, almeno ottantasei persone hanno richiesto assistenza medica, delle quali trentaquattro sono state trasferite in ospedale. Tra queste, due versano in condizioni gravi e una, una donna di quarantasei anni, è stata ricoverata in stato critico dopo essere stata colpita dal crollo di un muro di cinta vicino all'ingresso della fabbrica dove lavorava, morendo successivamente all'ospedale Vall d'Hebron di Barcellona a causa delle ferite riportate. Le raffiche, che hanno superato i centoquaranta chilometri orari in diverse località catalane, hanno sradicato alberi, danneggiato infrastrutture stradali e causato la cancellazione di oltre cento voli all'aeroporto El Prat di Barcellona, dove molti passeggeri sono rimasti bloccati per ore in attesa di un miglioramento delle condizioni meteo; il governo regionale ha definito questo evento come uno degli episodi di vento più significativi degli ultimi quindici o vent'anni, paragonabile per intensità e estensione a poche altre tempeste nella memoria recente.
I dati shock del Mega-Ciclone sul Sud Italia: vento, mare e piogge da record
Se il Centro-Nord e le Isole hanno subito pesanti disagi, è stato il Sud Italia a subire la furia più violenta del ciclone, tre settimane esatte dopo il passaggio di un'altra perturbazione, Harry, che aveva già messo a dura prova il territorio. La raffica di vento più forte è stata registrata a Fiumedinisi, in provincia di Messina, dove l'anemometro ha toccato i centocinquantotto chilometri orari, un valore che da solo racconta la potenza con cui Nils si è abbattuto sulle coste siciliane. Ma non è solo il vento ad aver fatto segnare picchi impressionanti: nel mare di Alghero, in Sardegna, le boe hanno rilevato un'onda alta quasi tredici metri, dodici virgola ottantotto per l'esattezza, una massa d'acqua che ha messo in seria difficoltà la navigazione e causato l'erosione di ampi tratti di litorale sabbioso. Per quanto riguarda le precipitazioni, il record spetta a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, dove in poche ore sono caduti duecentosessantatre millimetri di pioggia, un quantitativo che rappresenta quasi la metà della media annua di alcune zone e che ha provocato l'esondazione di fiumi e torrenti, con conseguenti allagamenti di cantine, piani terreni e campagne. La Protezione Civile è dovuta intervenire in numerose località della Calabria e della Basilicata per evacuare famiglie isolate dal fango e soccorrere automobilisti rimasti intrappolati nelle loro vetture dal repentino innalzamento dei livelli idrici, in un quadro che i meteorologi avevano delineato con precisione alla vigilia e che purtroppo si è puntualmente avverato in tutta la sua drammaticità.




