Incendi in Puglia: a Gallipoli chiuse le aree a rischio crollo, 150 ettari di macchia bruciati a Peschici
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Redazione Interno
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La Puglia fa i conti con le pesanti ferite lasciate dai devastanti incendi delle ultime ore, che hanno colpito duramente alcune delle perle turistiche più rinomate della regione. Dal Salento al Gargano, le fiamme hanno divorato decine di ettari di macchia mediterranea e pinete costiere, spingendo le amministrazioni locali e le forze dell'ordine a interventi straordinari.
Se a Gallipoli la priorità immediata è ora la messa in sicurezza del territorio e la prevenzione dei crolli, sul Gargano l'emergenza si è chiusa grazie a una complessa macchina dei soccorsi che ha visto persino le istituzioni scendere sul campo in prima persona per salvare bagnanti e salvaguardare il paesaggio.
L'incendio sul Gargano e l'ombra dei piromani
A Peschici, in provincia di Foggia, il rogo è divampato nella tarda mattinata di domenica 26 luglio in località Pile Fraballe, nei pressi di Difesa di Manaccora, una zona rurale e periferica caratterizzata da una fitta macchia mediterranea e da pinete di pini d'Aleppo.
Le fiamme, alimentate da un forte vento che ha soffiato per tutta la giornata sul versante adriatico della Puglia, si sono propagate con rapidità impressionante, minacciando direttamente gli stabilimenti balneari della baia e costringendo le autorità a mettere in atto un piano di evacuazione che ha coinvolto centinaia di turisti, molti dei quali sono stati tratti in salvo via mare grazie all'intervento tempestivo della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza e di imbarcazioni private.
La densa coltre di fumo, visibile a decine di chilometri di distanza, ha avvolto le spiagge e il centro abitato, alimentando il panico e rievocando in molti il tragico ricordo dell'estate del 2007, quando un incendio analogo in quella stessa insenatura causò tre vittime e la distruzione di migliaia di ettari di bosco.
La conta dei danni e le indagini
Le operazioni di spegnimento, che hanno visto impegnati per ore i vigili del fuoco, la protezione civile e i mezzi aerei, tra cui Canadair ed elicotteri, si sono concluse nella notte, ma la conta dei danni è appena iniziata. Secondo una prima stima, le fiamme hanno devastato circa 150 ettari di superficie tra boschi, pinete e macchia mediterranea, un patrimonio naturalistico incalcolabile che richiederà anni per essere ripristinato.
Sul fronte economico, le associazioni di categoria come Confcommercio Foggia e Assoturismo Capitanata parlano di un colpo durissimo all'immagine del Gargano, con danni stimati in circa 10 milioni di euro, legati alle evacuazioni, alle cancellazioni delle prenotazioni e alla perdita di fiducia da parte dei turisti. Le forze dell'ordine, intanto, stanno conducendo accertamenti per risalire alle cause del rogo.
L'ipotesi che circola con maggiore insistenza è quella della natura dolosa, anche alla luce della presenza di diversi punti di innesco ravvicinati nel tempo, un modus operandi che riporta alla mente le teorie sulle speculazioni edilizie che già vent'anni fa avevano gettato un'ombra sui roghi del Gargano.
L'emergenza a Gallipoli e la richiesta di stato di calamità
Sul versante opposto della regione, a Gallipoli, il bilancio dell'emergenza è altrettanto pesante. Il rogo che venerdì 24 luglio ha distrutto la pineta di Rivabella e il vicino lido Holiday Beach ha lasciato il segno, e il sindaco Flavio Fasano ha già annunciato l'intenzione di chiedere formalmente alla Regione Puglia e al governo lo stato di calamità naturale per sbloccare fondi di emergenza e attivare un piano di rimboschimento immediato.
L'amministrazione comunale ha inoltre disposto la chiusura delle aree a rischio crollo e promette una politica di "burocrazia zero" per sostenere gli imprenditori e i privati colpiti, oltre a un potenziamento dei sistemi di videosorveglianza e dei controlli per contrastare il fenomeno degli incendi dolosi.
Le parole del sindaco e la macchina dei soccorsi
Sul Gargano, le operazioni di bonifica e monitoraggio sono proseguite per tutta la notte per scongiurare la riaccensione di focolai, mentre il sindaco di Peschici, Luigi D'Arenzo, che ha partecipato in prima persona alle operazioni di spegnimento, ha assicurato che la situazione è tornata sotto controllo e che le strutture ricettive non hanno subito danni. D'Arenzo, volontario della protezione civile dal 1998, ha raccontato di aver vissuto ore di grande tensione, sottolineando come il forte vento abbia reso particolarmente complesso il lavoro dei soccorritori.
L'episodio, per la sua gravità e per la coincidenza delle date, ha inevitabilmente riportato alla mente il dramma del 24 luglio 2007, quando un incendio di vaste proporzioni causò la morte di tre persone e l'evacuazione di migliaia di turisti, lasciando una ferita profonda nel territorio e nell'animo della comunità garganica.
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