«Non giocate con le nostre vite». Lo sciopero di Ubisoft Assago si allarga e la Fiom certifica il 90% di adesione

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il primo presidio, lunedì mattina, aveva già disegnato un perimetro di protesta netto, con i sessanta lavoratori radunati al civico 6 di via Bosco Rinnovato, ad Assago, e i cartelli puntati contro l’ultima direttrice d’Oltralpe. Oggi, seconda giornata di astensione dal lavoro, la mobilitazione degli sviluppatori di Ubisoft Milano non solo tiene, ma consolida i numeri: la Fiom Cgil parla di un’adesione che tocca, e probabilmente supera, il 90 per cento dei centodieci dipendenti del sito lombardo. Un blocco quasi totale, destinato a protrarsi fino a domani, che trasforma lo spazio antistante i cancelli in un crocevia di rivendicazioni salariali, esistenziali e organizzative. Lo striscione esposto dai manifestanti, Don’t play with our lives, condensa in cinque parole il sentimento di chi, fino a poche settimane fa, alternava giornate in presenza e giornate da remoto e oggi si trova davanti a un aut aut: rientro in sede cinque giorni su cinque, senza eccezioni, senza margini di trattativa locale.

La decisione, come ormai acclarato, non è una scelta discrezionale della dirigenza italiana – che pure aveva costruito negli anni percorsi di confronto sindacale ritenuti virtuosi – bensì il riflesso periferico di una ristrutturazione globale voluta dal quartier generale francese -1-2. Il colosso transalpino, che conta circa diciassettemila dipendenti sparsi in decine di studi, ha ingranato una marcia destinata a ridisegnarne il perimetro industriale: l’obiettivo dichiarato è il taglio di duecento milioni di euro di costi entro il 2028, un’austerità che ha già portato alla cancellazione di sei progetti – tra cui l’attesissimo remake di Prince of Persia: Le sabbie del tempo – e al rinvio di altri sette titoli -2-8. In questo quadro, l’abolizione dello smart working non costituisce una misura isolata, ma si salda con l’ipotesi, già formalizzata in Francia, di un piano di risoluzioni consensuali per duecento posizioni nella sola sede di Parigi; piani che i sindacati locali interpretano come il preludio a ondate ulteriori di esuberi -3-9.

Il nodo abitativo e la geografia spezzata dei talenti

Sarebbe riduttivo, tuttavia, leggere la protesta di Assago esclusivamente come un rigetto della disciplina aziendale. La peculiarità del sito milanese, emersa con chiarezza nelle dichiarazioni dei rappresentanti sindacali, risiede nella composizione stessa della forza lavoro: molti degli sviluppatori assunti a Milano risiedono in altre città, quando non in altre regioni, grazie proprio a quell’accordo di flessibilità che l’azienda ha unilateralmente revocato. Andrea Rosafalco, della Fiom di Milano, ha spiegato come per questi professionisti altamente specializzati – reclutati spesso in un mercato nazionale e non solo locale – l’ipotesi di un trasferimento immediato nel Milanese si scontri con un mercato immobiliare ormai ipertrofico e con equilibri familiari consolidati altrove -1. La soppressione del lavoro agile, in questo contesto, equivale a una messa in mora silenziosa: una parte non trascurabile dei centodieci dipendenti potrebbe semplicemente non essere in grado di adeguarsi, e il sito rischierebbe di svuotarsi per implosione demografica anziché per licenziamento formale.

Non a caso, il sindacato parla di «prospettive dell’esistenza stessa del sito milanese messe a rischio», una formulazione che allude a uno scenario di desertificazione progressiva più che a un provvedimento espulsivo immediato. L’azienda, interpellata sull’impatto della direttiva, si trincera dietro i postulati della collaborazione in presenza – ritenuta «motore fondamentale di efficienza, creatività e successo» dalla vicepresidente Marie Sophie de Waubert – e distribuisce un’indennità annuale di giornate da casa che i lavoratori giudicano del tutto insufficiente a compensare lo stravolgimento logistico -2-6.

La dimensione europea e il refrain delle *creative houses*

L’ondata di scioperi, peraltro, non è confinata all’hinterland milanese. Fonti sindacali confermano che la mobilitazione si sta svolgendo in contemporanea in altre sedi europee del gruppo: a Parigi, Lione, Montpellier, Bordeaux e Annecy i picchetti sono stati allestiti nella stessa mattinata di lunedì, e un raduno di rilievo è previsto davanti alla sede di Saint-Mandé -5-8. I rappresentanti francesi del Syndicat des travailleurs du jeu vidéo hanno raccolto un’adesione che definiscono superiore alle precedenti agitazioni, e alcune fonti parlano di oltre milleduecento partecipanti soltanto nella capitale, dove la protesta ha assunto persino toni carnevaleschi – con musica e balli – per stemperare la tensione -10.

Il contesto, in effetti, è quello di una riorganizzazione che i dipendenti percepiscono come calata dall’alto senza una reale condivisione. Il nuovo assetto in creative houses – cinque macro-strutture ciascuna dedicata a un genere o a una proprietà intellettuale – è stato comunicato a gennaio e dovrebbe diventare operativo ad aprile; a Milano è stata attribuita la Creative House 4, competente per franchise come Rayman, Trackmania e lo stesso Prince of Persia -7. Ma l’architettura, agli occhi dei lavoratori, cela più di un’ambiguità: gli studi inseriti nel cosiddetto Creative Network, quelli cioè destinati a fornire supporto tecnico senza una linea di prodotto autonoma, sono i più esposti a future razionalizzazioni. E sebbene Ubisoft assicuri che l’operazione miri a rendere l’organizzazione più snella e competitiva, l’emorragia di tremila addetti già registrata negli ultimi anni rende lo scetticismo dei dipendenti tutt’altro che immotivato -8.

La fragilità del dialogo e il silenzio sull’attuazione locale

Fin qui, la comunicazione ufficiale del gruppo ha alternato aperture di facciata a chiusure nette. L’amministratore delegato Yves Guillemot, nel corso di una riunione plenaria tenutasi nei primi di febbraio, ha ribadito che il ritorno in presenza cinque giorni su cinque non sarà oggetto di ripensamenti, respingendo al contempo qualsiasi ipotesi di un modello ibrido strutturato su quattro giornate in sede e una da remoto -6. La motivazione addotta – il rafforzamento della dinamica collettiva e della condivisione tacita di conoscenze – viene contestata dai sindacati, i quali obiettano che la creatività, in uno studio di sviluppo, non si alimenta per prossimità fisica coatta, ma per fiducia e responsabilizzazione sugli obiettivi. «Con questa scelta», ha insistito Rosafalco, «si contraddice il senso stesso del lavoro in Ubisoft, un lavoro fondato su autonomia e condivisione dentro i team, non sulla timbratura del cartellino» -1.

Di fronte ai cancelli di Assago, intanto, la pioggia di febbraio non ha disperso i manifestanti. La terza e ultima giornata di sciopero è fissata per domani, con un presidio che si annuncia altrettanto partecipato. Resta, sullo sfondo, il paradosso di una multinazionale che invoca efficienza e riduzione dei costi, ma al contempo impone ai propri dipendenti una rilocalizzazione forzata nel triangolo più costoso d’Italia. Per i centodieci di Assago, la partita non si gioca soltanto sul diritto al lavoro agile: si gioca sulla tenuta stessa di una comunità professionale che rischia di essere dispersa non da un licenziamento formale, ma dall’insostenibilità economica di un ritorno al passato.

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