Smart working addio, da Stellantis a Ubisoft il ritorno in ufficio imposto dall’alto inquieta i lavoratori tra proteste e vertenze sindacali

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo anni in cui la scrivania domestica era diventata, per forza di cose prima e per abitudine poi, il centro nevralgico delle attività impiegatizie, una brusca inversione di tendenza sta attraversando gli uffici – e i corridoi virtuali – di alcune delle multinazionali più importanti che operano in Italia. Il messaggio, diretto e privo di quelle mediazioni che avevano caratterizzato la fase post-pandemica, è arrivato nell’arco di pochi giorni sia ai piani alti della motoristica mondiale sia agli studi specializzati nello sviluppo di videogiochi: è tempo di tornare in presenza, e la transizione, lungi dall’essere negoziabile, segue una tempistica già incisa nella pietra. Da una parte Stellantis, che attraverso la voce dell’amministratore delegato Antonio Filosa – uomo della rinascita americana richiamato per imprimere una svolta anche in Europa – ha comunicato ai sindacati nazionali l’azzeramento progressivo del lavoro agile fino al ritorno al cento per cento entro il 2027, coinvolgendo una platea di circa diecimila colletti bianchi su un totale di trentamila addetti in Italia, con particolare enfasi sui seimila impiegati dello storico stabilimento di Mirafiori -1-5. Dall’altra parte Ubisoft, colosso francese del gaming con sede italiana ad Assago, nel Milanese, che senza alcun preavviso ha imposto ai suoi centodieci dipendenti – molti dei quali assunti in regime ibrido e residenti fuori regione – l’obbligo di presentarsi in ufficio cinque giorni su cinque, suscitando una reazione immediata che si è concretizzata in tre giorni di sciopero e in un presidio davanti ai cancelli di via Bosco Rinnovato -2-6.

La roadmap del rientro e lo spettro delle infrastrutture carenti

La tempistica delineata dal gruppo automobilistico per la fine dell’era dello smart working appare, almeno sulla carta, cadenzata e graduale, quasi a voler ammortizzare l’urto di una decisione che per molti rischia di stravolgere equilibri personali sedimentati in quasi sei anni di lavoro da remoto. Nel corso del 2026, infatti, il limite massimo di giorni trascorsi fuori dalla sede sarà compresso a un massimo di due alla settimana, per poi assottigliarsi definitivamente nel 2027, quando anche i dirigenti – categoria fino ad ora parzialmente risparmiata da certi rigori – saranno richiamati all’ordine della timbratura quotidiana -1. Eppure, a rendere questa marcia indietro particolarmente spinosa non è soltanto la perdita di un benefit ormai metabolizzato, quanto la palese inadeguatezza degli spazi fisici destinati ad accogliere un esercito di impiegati in rientro. Il Green Campus di Mirafiori, progetto concepito durante la gestione Tavares e pensato per ospitare fino a diecimila persone in un ambiente moderno e flessibile, è ancora fermo sulla carta, e il vecchio 5 – edificio che risale agli anni Ottanta – non dispone né di postazioni a sufficienza né di quelle sale riunioni cablate o cabine per la concentrazione che un lavoro ibrido richiederebbe -7. I sindacati, con la Fiom in testa attraverso le voci di Samuele Lodi e Gianni Mannori, denunciano il paradosso: si ordina il rientro, ma materialmente lo spazio non c’è, e il rischio concreto è che si debba ricorrere a complesse rotazioni giornaliere, trasformando l’ufficio in un affollato terminal di passaggio piuttosto che in un luogo di collaborazione stabile -1.

L’impatto concreto sulle esistenze dei lavoratori Ubisoft

Se per i dipendenti Stellantis il percorso verso la piena presenza è diluito in una finestra biennale che lascia aperto qualche spiraglio di trattativa – la Fim Cisl, per esempio, ha già ottenuto che si valutino casi di oggettiva necessità legati a patologie o fragilità certificate – per i lavoratori di Ubisoft la doccia fredda è stata repentina e senza appello -1-2. La decisione, comunicata senza alcuna consultazione preventiva con le rappresentanze sindacali, ha messo in ginocchio centodieci professionisti altamente specializzati che, fidandosi della stabilità del modello ibrido, avevano negli anni ancorato le proprie esistenze lontano da Milano, in città e talvolta regioni diverse, acquistando case e riorganizzando equilibri familiari interi attorno alla possibilità di non dover affrontare quotidianamente il costo della vita e il caro-affitti del capoluogo lombardo -2-8. Andrea Rosafalco, della Fiom di Milano, ha sottolineato come questa imposizione contraddica la natura stessa del lavoro creativo, che proprio sull’autonomia e sulla gestione flessibile dei tempi fonda la propria produttività, e ha messo in guardia sul rischio che una tale stretta possa portare a dimissioni di massa, prosciugando il sito di Assago dei talenti che lo rendono competitivo -2. La risposta dei lavoratori, che hanno incrociato le braccia in una adesione quasi plebiscitaria – la Fiom conferma una partecipazione non inferiore al novanta per cento del personale – echeggia le proteste già esplose nelle altre sedi europee del gruppo, a dimostrazione di un malessere che travalica i confini nazionali -6.

Le crepe nel racconto aziendale e la variabile dell’attrattività

Le motivazioni ufficiali addotte dalle due aziende per giustificare la retromarcia sullo smart working si muovono tutte all’interno di un perimetro semantico che insiste sui concetti di collaborazione, cultura d’impresa e trasmissione delle conoscenze. Per Stellantis, come dichiarato in una recente riunione del Comitato Sociale ed Economico Centrale, la politica del lavoro da remoto – pur apprezzata per aver garantito un miglior bilanciamento tra vita privata e professionale negli anni difficili – avrebbe esaurito la sua funzione, mostrando il fianco soprattutto nell’integrazione dei nuovi assunti e nel mantenimento di una leadership manageriale efficace -10. Ubisoft, dal canto suo, parla di efficienza e creatività da riconquistare attraverso la presenza fisica, in un mercato dei videogiochi AAA sempre più competitivo dove la condivisione immediata, quella che avviene davanti a uno schermo e a una lavagna condivisa, è ritenuta un motore insostituibile di innovazione -3. Eppure, ciò che queste narrazioni omettono – ma che emerge con chiarezza dalle voci dei sindacati e dei lavoratori – è l’impatto che una simile sterzata produce sulla capacità attrattiva delle imprese. La Fiom, in proposito, ha lanciato un allarme preciso: in un mercato del lavoro dove i giovani professionisti valutano l’offerta complessiva di benessere e non solo la retribuzione, privarsi della leva dello smart working significa auto-escludersi dal bacino dei talenti più promettenti, orientati verso realtà che hanno fatto della flessibilità un pilastro strutturale e non una concessione temporanea -1-4.

smart working, Stellantis, Ubisoft, rientro in ufficio, sciopero, Mirafiori, Assago, lavoro agile, sindacati, Fiom stellantis e Ubisoft impongono il rientro totale in ufficio entro il 2027, scatenando scioperi e vertenze sindacali tra i lavoratori penalizzati da costi e spazi inadeguati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.