Smart working addio, il rientro in ufficio accelera anche in Italia: da Stellantis a Palazzo Chigi, la controffensiva della presenza

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ritorno alla scrivania, a quel badge timbrato dal lunedì al venerdì che sembrava un reperto archeologico dell’era pre-pandemia, sta conoscendo una nuova, vigorosa stagione. Se è vero, come raccontano i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, che oltre tre milioni e mezzo di italiani lavorano ancora in modalità agile e che il 53% del personale delle grandi imprese adotta modelli flessibili, è altrettanto vero che una controffensiva culturale e organizzativa, il cosiddetto “Back to office” (Bto), sta prendendo piede con decisione, dalle multinazionali del tech fino ai corridoi della pubblica amministrazione -10. Il virus della burocrazia, in alcuni casi, si sta rivelando più resistente del previsto, ma l’accelerazione impressa da colossi come Stellantis, che ha annunciato un ritorno progressivo ma inesorabile alla presenza fisica per i suoi diecimila dipendenti italiani, segna uno spartiacque -9. Non si tratta più di casi isolati o di sperimentazioni, ma di una strategia precisa che punta a ricucire quel tessuto informale di relazioni e innovazione che, si sostiene, lo schermo di un pc avrebbe in parte lacerato.

La road map di Stellantis è emblematica di questa inversione di tendenza. L’amministratore delegato Antonio Filosa, in sintonia con le indicazioni giunte dal presidente John Elkann, ha delineato un percorso che porterà, entro il 2027, al rientro totale in ufficio per tutti i colletti bianchi, a Mirafiori come negli altri stabilimenti -1-9. Il 2026 fungerà da anno cuscinetto, con un limite massimo di due giorni di lavoro da remoto a settimana, una sorta di ultimo treno per chi aveva ormai convertito il salotto in una estensione dell’open space -5. Una decisione, questa, che allinea il gruppo automobilistico a quanto già avviene Oltreoceano – dove da marzo i dipendenti Usa torneranno in sede cinque giorni su cinque – e che arriva dopo una lunga fase in cui il telelavoro, ereditato dai tempi del Groupe PSA, era stato elevato a pilastro del cosiddetto “Nuovo Contratto Sociale” -1. La motivazione ufficiale, ripetuta come un mantra dai vertici, è che la prossimità fisica agirebbe da moltiplicatore di creatività e velocità decisionale, elementi ritenuti cruciali in un settore ad alta intensità tecnologica come quello automobilistico, dove la collaborazione tra progettisti e ingegneri difficilmente può essere mediata da una call -9.

Non si tratta, però, di una voce isolata nel deserto. Il vento del cambiamento soffia anche da Palazzo Chigi, dove le circolari sul lavoro agile nella Pubblica Amministrazione si sono fatte via via più restrittive, e da altri grandi gruppi internazionali con importanti sedi in Italia, da Amazon a Ubisoft, che stanno riscrivendo le proprie policy per favorire un maggior afflusso negli uffici -10. E se nelle grandi aziende la leva è spesso quella organizzativa, quando non apertamente impositiva, in altri settori si tenta la via degli incentivi: banche e società di consulenza stanno investendo somme ingenti nella riqualificazione degli spazi di lavoro, rendendoli più accoglienti e performanti, e talvolta agendo sul fronte delle retribuzioni per rendere più dolce la pillola del ritorno alla routine pendolare. La strategia del carrot and stick sembra funzionare, tanto che si comincia a parlare del venerdì come del nuovo mercoledì, ovvero il giorno con la maggiore densità di presenze in ufficio, segno che la settimana lavorativa si sta ricompattando attorno a una nuova centralità della sede fisica.

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