Stellantis, una svolta doppia: motori Firefly verso il futuro e addio allo smart working
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Redazione Economia
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Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rieletto alla Casa Bianca, orienta le politiche industriali d'oltreoceano, in Europa le dinamiche sono diverse e Stellantis compie scelte precise che disegnano il suo domani, bilanciando innovazione produttiva e organizzazione del lavoro. Il gruppo automobilistico, infatti, ha annunciato in queste ore due decisioni strategiche che riguardano da vicino l'Italia e i suoi dipendenti: da un lato il rilancio in chiave ibrida dei motori termici FireFly, dall'altro la fine definitiva del lavoro da remoto per migliaia di colletti bianchi. Una duplice mossa che, se da una parte apre nuovi orizzonti per uno stabilimento simbolo come quello di Termoli, dall'altra richiama ai piani degli uffici di Mirafiori una fetta significativa del personale impiegatizio, segnando un netto cambio di passo rispetto alle modalità diffuse durante la pandemia.
Il rilancio dei FireFly e il futuro di Termoli
La notizia più attesa dal mondo dell'auto arriva dall'intervento di Emanuele Cappellano, responsabile per l'Europa allargata e i brand europei di Stellantis, al tavolo automotive del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Cappellano ha confermato senza ambiguità che i motori della famiglia GSE, quelli commercialmente noti come FireFly e di chiara origine FCA, saranno oggetto di un consistente investimento per essere aggiornati alla normativa Euro 7. Questo aggiornamento, che ne garantirà la produzione e l'impiego ben oltre la soglia del 2030, rappresenta una vera e propria boccata d'ossigeno per lo stabilimento molisano di Termoli, il cui destino era apparso incerto dopo l'abbandono del precedente progetto per una gigafactory di batterie. La decisione, come ha sottolineato lo stesso manager, si inserisce in una strategia più ampia di potenziamento dei motori termici ibridati, una tecnologia che il gruppo considera ancora fondamentale nella transizione verso una mobilità a zero emissioni.
La fine dello smart working e le reazioni sindacali
Parallelamente al rilancio industriale, Stellantis ha comunicato alle organizzazioni sindacali una scelta destinata a cambiare la routine di migliaia di dipendenti. Dopo un incontro tenutosi di recente, l'azienda ha reso nota la volontà di abbandonare progressivamente il lavoro da remoto, una modalità diventata strutturale negli ultimi anni. Il piano prevede, nello specifico, il ritorno in presenza per tre giorni alla settimana a partire dal 2026, per arrivare poi alla piena operatività in ufficio cinque giorni su cinque nel 2027. Una comunicazione, questa, che ha raggiunto direttamente i "cari colleghi" di Mirafiori, invitandoli a tornare tra "sedie, scrivanie e computer da tavolo". Una mossa che allinea il gruppo a quanto già deciso da altri colossi globali, ma che non ha mancato di sollevare perplessità. La Fiom, in particolare, ha espresso il proprio dissenso, definendo la scelta sullo smart working come "sbagliata", soprattutto in un momento di trasformazione così delicato per il gruppo.
Uno stabilimento riconvertito e un nuovo corso produttivo
L'annuncio sullo sviluppo dei motori FireFly, in ogni caso, ridisegna completamente il futuro dello stabilimento di Termoli, convertendolo da sito destinato alla produzione di batterie a centro di eccellenza per motori termici ibridi di ultima generazione. Un cambio di prospettiva che, se da un lato archivia definitivamente un progetto di ampio respiro come quello della gigafactory, dall'altro garantisce continuità produttiva e salvaguardia occupazionale in un'area industriale di primaria importanza. L'investimento sui propulsori GSE, che saranno fondamentali per alimentare la prossima generazione di veicoli ibridi del gruppo, dimostra come Stellantis intenda mantenere un ventaglio tecnologico ampio, puntando sull'evoluzione dei motori a combustione interna in attesa che il mercato dell'elettrico puro maturi completamente.




