Stellantis rilancia i motori termici, mentre la svolta anti-smart working divide gli uffici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo automobilistico Stellantis, in un momento di profondo ripensamento delle strategie produttive europee, ha annunciato un significativo cambio di rotta che coinvolge sia la produzione motori che l’organizzazione del lavoro. Da un lato, infatti, l’azienda ha deciso di investire sul futuro a lungo termine dei propulsori termici ibridati, garantendo un orizzonte produttivo ben oltre la soglia del 2030 per lo stabilimento di Termoli. Dall’altro, ha comunicato ai propri dipendenti una progressiva ma netta inversione di marcia rispetto alle modalità di lavoro agile, prevedendo un pieno ritorno in presenza entro il 2027, una scelta che ha immediatamente sollevato perplessità nel sindacato.

Il rilancio dei motori FireFly e il futuro di Termoli

La conferma è arrivata direttamente da Emanuele Cappellano, responsabile per l'Europa allargata e i brand europei del gruppo, durante un tavolo di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy: i motori della famiglia GSE, commercialmente noti come FireFly e di chiara eredità FCA, verranno aggiornati per rispettare i futuri e stringenti standard emissivi Euro 7. Questa mossa, che rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno per il sito molisano dopo l’archiviazione del progetto della gigafactory di batterie, smentisce di fatto un prematuro declino della tecnologia termica. L’investimento, come spiegato dallo stesso manager, mira esplicitamente a “garantirne l’impiego dopo il 2030”, puntando su un’ibridazione spinta che possa rispondere sia alle esigenze di transizione ecologica che a quelle del mercato e dell’occupazione.

La fine dello smart working e la reazione sindacale

Parallelamente, una comunicazione interna ha di recente raggiunto i circa seimila colletti bianchi del polo torinese di Mirafiori, i quali, dopo anni di flessibilità post-pandemica, si preparano a un graduale ma definitivo abbandono dello smart working. Il piano aziendale, illustrato anche alle organizzazioni sindacali in un incontro dedicato, prevede infatti l’obbligo di presenza per tre giorni settimanali a partire dal 2026, per arrivare al ripristino totale della presenza in ufficio cinque giorni su cinque già nell’anno successivo. Una scelta che allinea Stellantis ad altre grandi ration internazionali, ma che non è passata senza critiche. La Fiom, in particolare, ha bollato la decisione come “sbagliata”, sottolineando come essa appaia in netta controtendenza rispetto alle dinamiche ormai consolidate nel mondo del lavoro terziario e amministrativo.

Due scelte strategiche per un unico percorso

Queste due direttrici, seppur apparentemente distanti – l’una legata all’hardware produttivo e l’altra alla gestione del capitale umano – disegnano nel loro insieme una precisa traiettoria aziendale. Da una parte, si conferma un impegno concreto sul versante dell’innovazione tecnologica applicata ai motori a combustione interna, considerati ancora un tassello cruciale nella transizione verso una mobilità a basse emissioni. Dall’altra, si impone un ritorno a una filosofia organizzativa più tradizionale e centralizzata, che privilegia la presenza fisica come fulcro dell’operatività e della collaborazione interna, nonostante le resistenze che una simile inversione di tendenza inevitabilmente genera.

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