11 settembre, la Cia desecreta 69 dossier: l'ombra di Al Qaeda e l'allarme ignorato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A venticinque anni dagli attacchi che hanno cambiato il volto del secolo, la Cia ha reso pubblici 69 rapporti di intelligence destinati ai presidenti americani. Documenti che, a lungo rimasti segreti, ricostruiscono cosa l'agenzia aveva effettivamente scoperto su Osama bin Laden e sulla sua rete prima del mattino dell'11 settembre 2001. Non ci sono rivelazioni clamorose, ma i nuovi dettagli offrono uno spaccato di ciò che l'intelligence comunicava alla Casa Bianca nei mesi e negli anni precedenti.

L'avvertimento del 1998 e l'aereo carico di esplosivo

Tra i documenti più significativi figura un briefing datato 10 settembre 1998, inviato all'allora presidente Bill Clinton. In quel rapporto, un analista della Cia metteva in guardia sulla possibilità che Al Qaeda potesse far schiantare "un aereo carico di esplosivo contro una città americana". La nota indicava Washington come obiettivo preferito, segnalando che l'attenzione del gruppo guidato dallo sceicco saudita si era ormai spostata verso il cuore degli Stati Uniti.

Pochi mesi prima, nel luglio del 1998, un altro rapporto aveva descritto come "plausibili" le ambizioni del gruppo di colpire il territorio americano, sulla base delle stesse dichiarazioni di Bin Laden. L'ultimo briefing precedente agli attentati risale invece al 28 agosto 2001, appena due settimane prima del disastro: la Cia ribadiva la minaccia, ma senza indicare esplicitamente un attacco imminente su suolo statunitense.

Ugo Tramballi: un catalizzatore sottovalutato

Sull'eredità di quei documenti è intervenuto Ugo Tramballi, consigliere scientifico dell'Ispi, ai microfoni di Tgcom24. Il suo giudizio è netto: Al Qaeda aveva già colpito gli Stati Uniti in passato, ma fu sottovalutata. Per Tramballi l'organizzazione guidata da Bin Laden rappresentò il catalizzatore di un terrorismo che poi si sarebbe diffuso ovunque in Occidente, con una sola eccezione: l'Italia non fu teatro di attentati attribuibili a quella matrice.

Da Bin Laden a Saif al-Adel: la metamorfosi della rete

A venticinque anni di distanza, il gruppo fondato da Bin Laden non è più quello che mise in ginocchio l'America. La sua struttura si è trasformata, le filiali si sono radicate in aree diverse, dal Corno d'Africa al Sahel. Il leader attuale, secondo valutazioni del Dipartimento di Stato americano e delle Nazioni Unite, è Saif al-Adel, un egiziano di 62 anni, ex tenente colonnello delle forze speciali, che avrebbe trovato rifugio in Iran.

Il gruppo non lo ha mai dichiarato formalmente "emiro", una cautela legata alla sensibilità delle autorità talebane in Afghanistan e alla residenza dello stesso al-Adel in un Paese a maggioranza sciita. Secondo alcuni rapporti, al-Adel avrebbe impartito direttive per riattivare cellule in regioni come Iraq, Siria e Libia, segnalando una strategia di espansione che non si è mai esaurita.

I numeri della memoria a New York

Intanto, la città che ha subito il colpo più duro ha scelto un modo preciso per ricordare. Nella notte del 9 settembre, un'installazione denominata "2.977 Lights Over New York Harbor" ha impiegato 2.977 droni luminosi, uno per ogni persona morta negli attentati, per tracciare la sagoma delle Torri Gemelle sopra il porto di New York. La coreografia è iniziata con i dispositivi sparsi nel buio, simili a una costellazione, per poi stringersi in una spirale ascendente e ricomporsi nella geometria delle Twin Towers.

Nella giornata del 25esimo anniversario, il presidente Donald Trump ha preso la parola al Pentagono. "Mai e poi mai dimenticheremo le vittime dell'11 settembre", ha detto, aggiungendo che "proteggeremo questa nazione e la sua libertà per ogni generazione futura". Al suo fianco, la first lady Melania e i vertici militari. Nella sede della Difesa, attaccata dai terroristi venticinque anni fa, si è tenuta una cerimonia solenne con i saluti militari, l'inno nazionale e la lettura dei nomi delle 184 persone che persero la vita ad Arlington.

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