Referendum, le opposizioni denunciano la Rai: "Censura e campagne per l'astensione"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Maurizio Landini e Riccardo Magi, principali promotori dei referendum su lavoro e cittadinanza in programma l’8 e 9 giugno, stanno percorrendo l’Italia per spiegare i contenuti del voto, mentre crescono le polemiche sull’informazione – o la presunta mancanza – che la Rai sta dedicando alla consultazione. Giovedì 15 maggio, a Bologna, il segretario della Cgil e quello di +Europa saranno in piazza Santo Stefano per lanciare lo sprint finale della campagna. Pochi giorni dopo, probabilmente il 19, Landini raggiungerà Roma insieme ai leader politici favorevoli al sì e ai rappresentanti delle associazioni che hanno sostenuto la raccolta firme.

Ma il vero nodo, oltre alla sfida del quorum, è il clima attorno alla consultazione. Da un lato, i comitati referendari minacciano azioni legali contro la Rai, accusata di censurare il dibattito; dall’altro, emergono divisioni interne al Pd, dove l’area riformista – che aveva sostenuto il Jobs act – si trova in difficoltà davanti alla linea della segreteria Elly Schlein, contraria alla legge sul lavoro varata dal governo Renzi. Proprio l’ex premier, in tono provocatorio, ha invitato i dem a «un sussulto» di coerenza, suggerendo che molti temano di compromettere la propria ricandidatura.

Intanto, la polemica si allarga dopo le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha esortato all’astensione. Matteo Hallisey, leader di +Europa, insieme al gruppo Boicotterai, ha presentato un esposto in procura, denunciando un tentativo di influenzare il voto. «Mentre la Rai oscura il dibattito, esponenti istituzionali fanno campagna contro i referendum», è l’accusa.

I due quesiti – uno sul lavoro, l’altro sulla cittadinanza – rappresentano un banco di prova per la tenuta delle alleanze politiche e per l’efficacia della mobilitazione popolare. Quello sul lavoro punta ad abrogare norme ritenute lesive dei diritti dei precari, mentre il referendum sulla cittadinanza mira a modificare le regole per l’acquisizione della nazionalità. Entrambi, però, rischiano di naufragare se non verrà superato il quorum del 50%+1, obiettivo tutt’altro che scontato in un clima di disinteresse e scarsa copertura mediatica.

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