Moviola e polemiche in Inter-Atalanta: il punto sugli episodi contestati
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Redazione Sport
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La quiete apparente del silenzio stampa, quello che il presidente Beppe Marotta ha imposto ai suoi dopo il fischio finale di Inter-Atalanta, non ha spento il dibattito. Anzi, lo ha alimentato, spostandolo dai microfoni ufficiali ai salotti televisivi e alle colonne dei quotidiani sportivi, dove il confronto su due episodi specifici, il contatto Sulemana-Dumfries in occasione del pareggio di Nikola Krstovic e il successivo penalty negato per un intervento su Davide Frattesi, continua a tenere banco con toni tutt’altro che concilianti. La sensazione, netta nell’ambiente nerazzurro e rilanciata con forza da opinionisti del calibro di Ivan Zazzaroni, è che la direzione di Gianluca Manganiello, supportato al Var da Paolo Gariglio, abbia leso gravemente l’integrità del risultato finale. Zazzaroni, con un post sul suo profilo Instagram, è tornato sulla dinamica che ha portato alla caduta di Denzel Dumfries nell’area dell’Atalanta, un’azione, quella del gol, che per il direttore del Corriere dello Sport presentava un vizio d’origine chiarissimo: un tocco piede contro piede, quello di Ibrahim Sulemana sull’olandese, che lo avrebbe sbilanciato in modo innaturale, rendendo di fatto irregolare la rete poi realizzata dalla Dea.
L’analisi serrata di Cesari e il precedente di Lazio-Milan
A dare manforte a questa tesi ci ha pensato Graziano Cesari, ex arbitro e ormai volto storico delle moviole Mediaset, il quale, durante la trasmissione Pressing, ha letteralmente smontato pezzo per pezzo la gestione della gara da parte della terna arbitrale. L’analisi di Cesari si è concentrata non solo sulla valutazione del contatto, ma anche e soprattutto sul comportamento tenuto in campo da Manganiello. “Nel pareggio dell’Atalanta”, ha spiegato l’ex fischietto, “Manganiello corre e mette il fischietto in bocca, lo alza e lo mette lì: come a dire ‘per me questo è fallo’ e poi ci ripensa e non si capisce perché”. Un’esitazione, quella del direttore di gara, che per Cesari stride con l’evidenza delle immagini, dove si vede chiaramente la mano sinistra di Sulemana piazzata sulla schiena di Dumfries, con il giocatore dell’Inter, in posizione privilegiata, che viene inequivocabilmente sbilanciato. Per l’ex arbitro, il paragone con un episodio analogo verificatosi in Lazio-Milan è calzante e dirimente: in quel caso, l’arbitro Guida non esitò a sanzionare il fallo. “Il regolamento”, ha puntualizzato Cesari, “non parla di ‘spinta leggera’, parla di spinta e basta. Quello è fallo”.
Il caso Frattesi e l’ammissione dei vertici arbitrali
Se sulla rete atalantina le opinioni, seppur nette, trovano qualche distinguo, sull’altro grande nodo della partita, il presunto rigore su Frattesi, il coro delle critiche si fa pressoché unanime. Il contatto tra Giorgio Scalvini e il centrocampista interista, con il difensore bergamasco che interviene in ritardo sulla gamba dell’avversario, per molti è un penalty così evidente da rendere inspiegabile la decisione di non concederlo, nemmeno dopo un richiamo del Var. È lo stesso Cesari a sottolineare come, in sala video, quattro diverse angolazioni mostrino la stessa identica dinamica: un intervento falloso. E a suffragare le ragioni nerazzurre, secondo quanto ricostruito dalla stampa, sarebbe arrivata persino una sorta di ammissione informale da parte dei vertici arbitrali. Sembra che Andrea Gervasoni, delegato della commissione Can, e Andrea De Marco, coordinatore dei rapporti tra arbitri e club, intervenuti negli spogliatoi di San Siro nel dopogara per un confronto richiesto proprio da Marotta e dal ds Piero Ausilio, abbiano confortato le rimostranze dell’Inter, riconoscendo che l’episodio che ha visto coinvolto Frattesi avrebbe meritato ben altra sorte.
La strategia del silenzio e il clima di tensione
A questo punto, la scelta del silenzio stampa da parte della società interista appare meno una resa e più una strategia ponderata. Non ci sono state, almeno per il momento e come specificato dal Corriere dello Sport, telefonate ufficiali dalla sede nerazzurra verso i vertici istituzionali dell’AIA, ma il messaggio lanciato dal club è chiaro: la tensione è altissima e la fiducia nei confronti della classe arbitrale è ai minimi storici. L’assenza di dichiarazioni pubbliche, decisa per non inasprire ulteriormente un clima già incandescente e per evitare automatismi disciplinari, non deve trarre in inganno. Il confronto, seppur garbato, c’è stato ed è stato profondo, con i dirigenti interisti che hanno incassato una sostanziale condivisione sulla fondatezza delle loro lamentele. La rabbia per quello che viene percepito come un doppio errore decisivo, capace di negare all’Inter due punti preziosi nella corsa scudetto, rimane intatta e palpabile, pronta a riemergere non appena si tornerà a parlare di calcio giocato, con la consapevolezza che il campionato è ancora lungo e che certe sviste, in un equilibrio così serrato, possono pesare come macigni.




