L’Atalanta ribalta il Napoli, decisivi i cambi di Palladino. E sugli episodi da moviola monta la polemica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un momento, nella gara tra Atalanta e Napoli, in cui la partita sembra aver trovato un binario morto, destinato a scorrere via senza scossoni fino al novantesimo. Poi, invece, accade qualcosa. La squadra di Raffaele Palladino, quella che nel primo tempo aveva faticato a trovare la profondità e aveva concesso troppo agli ospiti, si trasforma. Il 2-1 con cui la Dea ha rimontato gli azzurri, diciannovesima giornata del campionato di Serie A, porta la firma di Mario Pasalic e Lazar Samardzic, ma è il risultato di una gestione della panchina che ha spezzato l’equilibrio. Perché Palladino, e lo si era visto anche in altre occasioni, aspetta, studia e poi colpisce: gli ingressi di Gianluca Scamacca, dello stesso Samardzic e di Lorenzo Bernasconi hanno cambiato il passo di una squadra che fino al cinquantacinquesimo minuto sembrava in balia del gioco del Napoli. Ed è curioso notare come entrambe le reti della rimonta, quella del pareggio al sessantunesimo e quella del sorpasso all’ottantaduesimo, arrivino su sviluppi di gioco aerei, con due colpi di testa che puniscono la retroguardia partenopea -3. Un aspetto, questo della supremazia nel gioco alto, che l’edizione odierna di Repubblica ha sottolineato con forza: per la prima volta da quando siede sulla panchina del Napoli, Antonio Conte vede la sua squadra subire due gol di testa nella stessa partita, una debolezza strutturale che emerge nei centimetri, e i centimetri, si sa, non sono opinioni -2.

La partita, per lunghi tratti, era stata in controllo degli ospiti. Il vantaggio firmato da Sam Beukema al diciottesimo, un inserimento centrale su punizione battuta da Gutierrez, aveva premiato un avvio tutto sommato equilibrato. Poi c’erano state le occasioni, le trame di gioco, e anche un paio di episodi destinati ad alimentare il dibattito post-partita. Sul finire del primo tempo, l’arbitro Daniele Chiffi aveva concesso un calcio di rigore per un contatto tra Isak Hien e Rasmus Hojlund, salvo poi tornare sui propri passi dopo la revisione al monitor: il contatto tra le ginocchia dei due era parso lieve, e il danese, ex di turno, aveva forse accentuato la caduta -4. Un episodio, questo, che aveva già fatto alzato la temperatura sugli spalti, ma la vera scintilla è scoccata un minuto dopo l’inizio della ripresa. Ancora Hien e Hojlund protagonisti, con il difensore svedese che cade dopo un contatto sulla linea di fondo, consentendo a Gutierrez di depositare in rete il pallone del possibile 2-0. Chiffi, questa volta senza consultare il Var, annulla per un fallo in attacco che le immagini televisive, va detto, non hanno restituito con chiarezza -9. Da quel momento, la partita cambia.

Perché il Napoli, invece di dilagare, si ferma. E l’Atalanta, invece di accusare il colpo, capisce che lo spazio c’è. Le sostituzioni di Palladino iniziano a macinare gioco: Bernasconi prende per mano la fascia sinistra, Samardzic si inserisce tra le linee, e Scamacca dà fisicità al reparto. I nerazzurri alzano il baricentro, cominciano a collezionare calci d’angolo e cross dalle fasce, e il pareggio arriva proprio su un corner battuto da Nicola Zalewski: Pasalic anticipa tutti e di testa riporta il risultato in parità. A quel punto, il Napoli accusa il colpo, arretra il proprio baricentro e fatica a ripartire, mentre la Dea spinge con insistenza. Fino al minuto ottantadue, quando Bernasconi mette in mezzo un traversone perfetto dalla sinistra e Samardzic, subentrato da venti minuti, si eleva sulla testa del neoentrato Olivera e sigla il gol del sorpasso -10. Due gol fotocopia, due incornate che puniscono una difesa, quella azzurra, apparsa troppo statica e sorpresa dalla vivacità dei subentrati.

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