Atalanta-Napoli 2-1, la partita si decide dalla panchina: i cambi di Palladino ribaltano il confronto con Conte
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Redazione Sport
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La ventiseiesima giornata di serie A regala una domenica pomeriggio densa di emozioni alla New Balance Arena di Bergamo, dove l’Atalanta costruisce una vittoria in rimonta ai danni del Napoli, un successo che porta la firma indelebile delle scelte operate a gara in corso da Raffaele Palladino. Il tecnico della Dea, reduce dall’impegno infrasettimanale in Germania contro il Borussia Dortmund e con una lista infortunati che gli ha privato di pedine fondamentali come De Ketelaere e Raspadori, aveva confezionato un undici iniziale che sulla carta sembrava poter pagare dazio alla maggiore freschezza atletica degli uomini di Antonio Conte -1-2. La novità più rilevante nello schieramento di partenza era rappresentata dall’impiego di Mario Pasalic come mezzala al fianco di Marten de Roon, una soluzione dettata dall’affaticamento muscolare di Ederson, giudicato non al meglio e pertanto lasciato inizialmente in panchina per evitare rischi maggiori -1-2.
Nel primo tempo, la partita viaggia su binari piuttosto equilibrati, sebbene siano i partenopei a passare in vantaggio al diciottesimo minuto sugli sviluppi di una punizione dal limite battuta da Gutierrez. La difesa atalantina, schierata a zona, si fa sorprendere dalla torre di Sam Beukema, che di testa infila Carnesecchi per lo 0-1, un gol che complica i piani dei bergamaschi -5-7. La reazione dei padroni di casa è affidata principalmente alle iniziative di Kamaldeen Sulemana, che impensierisce Milinkovic-Savic in un paio di circostanze, ma è il finale della prima frazione a reggere il palcoscenico degli episodi più controversi -1. L’arbitro Chiffi assegna inizialmente un calcio di rigore al Napoli per un contatto tra Hien e Hojlund, salvo poi ritornare sulla propria decisione dopo la revisione al monitor richiamato dal Var, revocando il penalty e l’ammonizione comminata al difensore svedese -6-7.
L’intervallo rappresenta il vero spartiacque della contesa. Palladino, evidentemente insoddisfatto della produzione offensiva della sua squadra, opera un primo importante cambiamento inserendo Lazar Samardzic al posto di Sulemana, una mossa che sposta l’asse creativo del centrocampo -5-6. La ripresa si apre con un altro colpo di scena: dopo appena venticinque secondi, Hojlund salta Hien e serve a centro area per Gutierrez, che deposita in rete, ma l’arbitro annulla nuovamente per un presunto fallo del danese ai danni del difensore atalantino, scatenando le vibranti proteste della panchina napoletana -6. È a questo punto che la gestione della panchina da parte di Palladino diventa decisiva. Intorno al sessantesimo minuto, il tecnico getta nella mischia Gianluca Scamacca e il giovane Lorenzo Bernasconi, rispettivamente per Krstovic e Bellanova, modificando l’assetto offensivo e dando più ampiezza alla manovra -5.
L’impatto dei subentrati è immediato e dirompente. Al sessantunesimo minuto, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Zalewski, è Pasalic a trovare il tempo giusto per staccare di testa e battere Milinkovic-Savic, firmando il pareggio che rimette in carreggiata i nerazzurri -5-9. Pochi minuti più tardi, è Scamacca a sfiorare il vantaggio con un potente destro dal limite che il portiere serbo riesce a deviare in angolo, tenendo a galla i suoi -6. La spinta atalantina, alimentata dalla freschezza atletica dei nuovi entrati, diventa inarrestabile, mentre il Napoli, dall’altra parte, sembra smarrire lucidità e capacità di ripartire, finendo schiacciato nella propria metà campo -4. Il definitivo sorpasso arriva a nove minuti dal termine: Bernasconi, con un cross perfetto dalla sinistra, pesca la testa di Samardzic, che si libera della marcatura di Olivera – anch’egli entrato da poco – e insacca alle spalle di Milinkovic-Savic per il 2-1 che chiude la partita -5-7-10.




