Asili nido e materne al caldo, genitori e insegnanti in allarme: «Bagniamo la testa dei bimbi per evitare il collasso»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scuola dell'infanzia statale Guglielmo Marconi di via Laura Bassi, a Bologna, è solo l'ultimo, emblematico tassello di un problema che quest'anno, complice un'ondata di calore che non accenna a placarsi, sta mettendo in ginocchio il sistema scolastico primario. Le temperature all'interno delle aule hanno raggiunto i 36 gradi, e le insegnanti, come denuncia una rappresentante di classe di nome Elisabetta, non avendo a disposizione né ventilatori, né pale a soffitto, né tantomeno impianti di climatizzazione, si vedono costrette a bagnare continuamente la testa dei bambini.

Un gesto disperato per evitare che i più piccoli collassino, in attesa che il caldo peggiore, quello dei prossimi giorni, si abbatta sulla città.

La caccia all'ombra nelle aule bollenti

La fotografia scattata a Bologna è tutt'altro che un caso isolato, e trova un riscontro drammatico in altre realtà, come quella della scuola Rebuffone a Brescia, dove la strategia per sopravvivere alla canicola è diventata una sorta di caccia all'ombra. Bambini e maestre sono costretti a cambiare aula più volte nel corso della giornata, non per le ordinarie attività didattiche, ma per cercare un minimo di sollievo fisico.

Ci si sposta a turno nei locali ai piani più bassi, dove l'aria è teoricamente più respirabile, oppure in quelle aule dove, se esiste ed è funzionante, si riesce ad accendere almeno un ventilatore. Una mobilità forzata che sottolinea l'impreparazione di gran parte del patrimonio scolastico italiano, spesso rinnovato solo in parte e comunque non progettato per gestire le temperature elevate che ormai esplodono con regolarità già nella tarda primavera.

Bollino rosso e fondi comunali: la risposta di Bologna

Bologna si conferma per l'ennesima volta tra le città da bollino rosso, e il disagio si fa sentire in modo particolarmente acuto negli asili e nelle scuole dell'infanzia, strutture che in larga parte non sono climatizzate e che, nonostante la calura, restano regolarmente aperte. Di fronte alle proteste dei genitori, l'assessore alla Scuola Daniele Ara ha spiegato che l'amministrazione sta facendo il possibile, ma ha anche lanciato un appello chiaro: «I Comuni da soli non possono rispondere a questa emergenza».

Quest'anno, ha ricordato Ara, Palazzo D'Accursio ha stanziato un intervento straordinario di 300.000 euro dal bilancio 2025 per installare condizionatori fissi in tutte le scuole dell'infanzia. Un investimento che, per la prima volta, garantisce ad ogni materna almeno un locale raffrescato, ma che evidentemente non basta a coprire il fabbisogno generale di fronte a un'emergenza climatica che richiederebbe risposte strutturali e coordinate a livello nazionale.

Un'emergenza che travalica i confini comunali

La situazione descritta dalle rappresentanti di classe e dai genitori non riguarda solo il capoluogo emiliano, ma diventa la cartina di tornasole di un problema nazionale che si ripresenta con crescente violenza ogni estate. La richiesta di interventi più incisivi si fa strada tra le famiglie, mentre gli insegnanti continuano a gestire l'emergenza con i pochi mezzi a disposizione, cercando di garantire la sicurezza dei bambini in condizioni che rasentano spesso l'insostenibilità.

L'assessore Ara ha sottolineato come il Comune abbia già messo in campo tutte le risorse possibili, ma la consapevolezza è che serva uno sforzo ben più ampio per adeguare le strutture scolastiche a un clima che non è più quello di qualche decennio fa.

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