Asili e materne al collasso per il caldo, l’estate diventa un’emergenza ordinaria nelle scuole italiane
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Redazione Interno
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L’ondata di calore che sta interessando la penisola sta mettendo a dura prova le strutture scolastiche italiane. Nelle aule di nidi e scuole dell’infanzia, dove i centri estivi sono ancora attivi, le temperature hanno superato in diversi casi i 31 gradi, trasformando gli spazi educativi in ambienti poco vivibili sia per i bambini che per il personale. Il problema, come denunciato dalla Uil Fp, ha spinto le amministrazioni locali a cercare soluzioni tampone, mentre il dibattito si sposta sulla necessità di interventi strutturali per adeguare gli edifici a un clima che non concede più tregua.
Milano, il piano del Comune tra pellicole e condizionatori portatili
La situazione più critica si registra a Milano, dove solo tre scuole su dieci dispongono di un sistema di climatizzazione fisso. Palazzo Marino ha annunciato una serie di misure per far fronte all'emergenza, a partire da valutazioni per l'installazione di tende ombreggianti e pellicole oscuranti sui vetri, interventi immediati che dovrebbero contribuire ad abbassare la temperatura all'interno delle aule.
Per soluzioni più sostanziali, però, sarà necessario attendere: l'obiettivo a lungo termine dell'amministrazione è di raggiungere quota 100 edifici climatizzati nei prossimi anni, procedendo con l'installazione di una decina di impianti fissi all'anno.
A complicare il quadro, tuttavia, c'è la vetustà degli impianti elettrici, spesso inadeguati a sostenere il carico di condizionatori e ventilatori. Molte scuole, costruite tra il Dopoguerra e gli anni Ottanta, necessiterebbero di un adeguamento complesso, che in alcuni casi potrebbe richiedere la chiusura dell'edificio per circa venti giorni.
Quest'anno, rispetto al 2025, il Comune ha incrementato le forniture di "pinguini" e ventilatori, ma la protesta delle famiglie è destinata a crescere, come dimostrano le oltre cinquemila firme raccolte da una petizione online che chiede soluzioni strutturali e non più emergenziali.
La protesta delle famiglie e la replica della minoranza
Il caso più emblematico della tensione che serpeggia tra i genitori è quello dell'istituto Pezzi, a Milano, dove le famiglie hanno esposto all'ingresso un lenzuolo con la scritta "Sauna". La protesta ha messo in luce una gestione definita "insufficiente": condizionatori consegnati ma rimasti inutilizzati per un mese e un impianto elettrico che non regge l'accensione contemporanea di più apparecchi, costringendo il personale a razionare l'uso dei dispositivi refrigeranti.
Una situazione che, come spiegano i genitori, evidenzia l'assenza di una visione strategica sulla sicurezza e il benessere degli spazi educativi.
La polemica non risparmia gli scontri politici. Ad Ancona, l'assessore con delega alle Politiche educative, Antonella Andreoli (Lega), ha respinto al mittente le critiche della minoranza, attaccando le giunte passate e ricordando i miglioramenti apportati negli ultimi due anni, quando sono stati installati sistemi di climatizzazione in diversi plessi.
La replica della capogruppo del Pd, Susanna Dini, è stata secca: ha difeso l'operato dell'amministrazione precedente, ricordando che aveva lasciato in dote fondi per trenta milioni di euro destinati alle scuole, e ha accusato l'attuale giunta di non voler gestire il problema se non dopo le segnalazioni, lasciando di fatto gli educatori in balia del caldo.
Appello al ministro Valditara per un nuovo Pnrr dell'edilizia leggera
Il problema, ormai nazionale, ha spinto i sindaci a chiedere un intervento diretto del governo. Marco Panieri, sindaco di Imola e presidente di Anci Emilia-Romagna, ha scritto al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo un piano straordinario per adeguare gli edifici ai cambiamenti climatici. Nella lettera, inviata anche ad Anci nazionale e alla Regione, Panieri sottolinea come le ondate di calore non possano più essere considerate emergenze, ma problemi strutturali che richiedono un programma pluriennale di interventi di edilizia "leggera".
L'appello è di dare vita a un nuovo piano simile al Pnrr, che non si limiti ai sistemi di climatizzazione, ma includa anche schermature solari, alberi ombreggianti, impianti a energia rinnovabile e isolamento termico.
La richiesta arriva mentre in molti territori si sperimentano aperture anticipate delle scuole primarie, come nel caso di Imola, dove dal 31 agosto prenderà il via la sperimentazione regionale. Tuttavia, se le scuole sono sempre più aperte e i servizi estivi diventano un punto fermo per le famiglie, le strutture devono essere messe in grado di garantire standard minimi di comfort, anche dal punto di vista termico.
La strada verso un adeguamento diffuso appare ancora lunga e lastricata di criticità burocratiche ed economiche, che rischiano di riproporre le stesse scene di disagio anche nei prossimi anni.




