Tagli agli asili nido, il Sud penalizzato
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Redazione Interno
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Il recente annuncio del governo Meloni, che prevede tagli significativi alle risorse destinate agli asili nido nelle regioni del Sud Italia, ha suscitato forti reazioni. Il segretario regionale della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, ha definito "scandaloso" il taglio degli obiettivi di copertura operato dal ministro delle finanze Giancarlo Giorgetti, sottolineando come questa decisione penalizzi ulteriormente le regioni meridionali. Il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, è stato invitato a opporsi fermamente a questa scelta.
Secondo il Partito Democratico, il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) del governo, nonostante il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) preveda che entro il 2030 il 33% dei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni debba avere un posto in un asilo nido, introduce modifiche che consentono alle singole regioni di rendicontare solo il 15%. Questo cambiamento, che riduce drasticamente il tasso di copertura stabilito dalla legge, rischia di ampliare ulteriormente il divario tra Nord e Sud del Paese.
Mentre l'attenzione pubblica è spesso rivolta a temi di grande rilevanza come la gestione dei migranti e le relazioni internazionali, il governo ha sottratto risorse cruciali per l'infanzia nelle regioni meridionali, ignorando l'ampio divario esistente con il Nord. La situazione appare particolarmente critica in Sicilia e nelle altre regioni del Sud, dove il target di garantire un posto ogni tre bambini sotto i tre anni, già mancato nel 2010, sembra sempre più lontano.
Il recente piano strutturale di bilancio, che rivede al ribasso le promesse fatte, colpisce duramente le regioni del Sud e le Isole, accentuando le disuguaglianze territoriali. La riduzione delle risorse destinate agli asili nido rappresenta un ulteriore ostacolo per le famiglie meridionali, già alle prese con una carenza cronica di servizi per l'infanzia.




