Studenti in piazza contro il carovita, corteo dal liceo Mengaroni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Poco dopo le 8 di ieri un corteo di adolescenti è partito dal liceo artistico Mengaroni di Pesaro, con una bandiera rossa da un lato e una palestinese dall'altro, per scendere in piazza contro il carovita, gli affitti fuori portata e la scarsità di fondi per l'istruzione. I manifestanti hanno raggiunto piazza del Popolo e si sono poi fermati in piazzale Matteotti. La mobilitazione, promossa anche in altre città italiane, era stata annunciata da un volantino che circolava da giorni tra le scuole.

Lo striscione e la regia del Fronte della gioventù comunista

A guidare la protesta pesarese c'era lo striscione «Soldi alla scuola, non alla guerra», portato da un'ottantina di giovani tra studenti delle superiori e universitari. Tra loro anche Sofia Biscosi, indicata come referente locale del Fronte della gioventù comunista, l'organizzazione che ha promosso l'iniziativa in più città. Il Fronte è un'associazione giovanile di orientamento marxista-leninista nata nel giugno del 2012, con un'assemblea costitutiva seguita dal primo congresso nel marzo del 2013, e da anni organizza assemblee e cortei davanti agli istituti su temi come l'alternanza scuola-lavoro e il finanziamento della scuola pubblica.

A Cesena la mobilitazione ha preso un'altra strada, con il debutto in piazza di «Facciamo rumore», un movimento studentesco che si definisce lontano dai partiti. Il ritrovo era fissato alle 8 ai giardini di piazzale Extra Arrigoni, da dove il corteo doveva dirigersi verso piazza del Popolo in concomitanza con lo sciopero generale indetto da Usb. Gli organizzatori hanno raccolto sotto lo stesso cappello il diritto allo studio, il costo della vita, il lavoro, l'ambiente e i diritti sociali, con l'intenzione di dare voce alle preoccupazioni delle nuove generazioni.

Mondovì e Cuneo: le risposte alle accuse di indifferenza

A Mondovì la manifestazione, organizzata dall'istituto «Garelli», ha coinvolto circa 200 ragazzi di diverse scuole superiori della città. Il giorno dopo, Valter Fulcheri e William Pettenuzzo, entrambi appartenenti al personale scolastico del «Garelli», hanno inviato un messaggio alla redazione. Raccontano che, dopo le notizie sulle rivolte violente dei giorni precedenti, la vigilia faceva temere che la protesta fosse «un pretesto per dare libero sfogo anche nella nostra città a un'orda di barbari senza controllo». Rivolgendosi agli studenti, hanno poi scritto: «Avete mostrato a chi vi critica che sapete come vivere nel mondo».

Gli studenti cuneesi, invece, sono scesi in piazza venerdì e hanno spiegato le loro ragioni agli organizzatori: «Anche la scuola è piegata a logiche di profitto, lo viviamo sulla nostra pelle. Non vogliamo creare divisioni, chiunque verrà ascoltato». Nel loro comunicato i ragazzi lamentano di essere stati descritti come scansafatiche e di essersi sentiti soli, «stupidi», nel portare avanti le proprie richieste, con l'accusa di non sapere di cosa parlano ogni volta che protestano.

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