Roma, la famiglia sterminata in via Collatina durante la fuga dei ladri sudamericani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’impatto, raccontano i vigili del fuoco intervenuti sul posto, è stato talmente violento da non lasciare scampo ai due occupanti seduti sui sedili anteriori della Fiat Punto, quella Punto che procediva tranquilla in direzione opposta lungo via Collatina e che si è trovata improvvisamente la morte davanti, materializzata nella sagoma di una Toyota Yaris lanciata contromano. Domenica sera, nella periferia est di Roma, un controllo di routine della polizia nel quartiere Quarticciolo ha innescato una catena di eventi che si è conclusa con lo sterminio di un’intera famiglia: il padre di 70 anni, la moglie di 64 e il figlio di 41, quest’ultimo trasportato in ospedale ma deceduto poco dopo per le ferite riportate. I tre, viaggiatori di quella notte divenuta un confine invalicabile, non avevano nulla a che vedere con la Toyota e con i sei uomini di origine sudamericana che la occupavano, fuggiti all’alt di una volante e probabilmente intenzionati a mettere a segno qualche colpo, considerati gli arnesi da scasso e i disturbatori di frequenza – i cosiddetti jammer – rinvenuti poi nell’abitacolo.

Tutto è cominciato intorno alle 22, quando l’equipaggio di una volante ha intimato l’alt alla Yaris in zona Quarticciolo. Chi era al volante, però, ha premuto sull’acceleratore, dando il via a una fuga che ha subito visto l’aggiungersi di una gazzella dei carabinieri. Un inseguimento che le stesse forze dell’ordine hanno cercato di gestire a distanza, come spiegano le ricostruzioni, per non trasformare le strade della periferia in un circuito ad altissimo rischio: la volante della polizia è rimasta in scia, mentre i carabinieri hanno presto perso il contatto visivo con il veicolo dei fuggitivi. Ma la prudenza di chi inseguiva non ha evidentemente attenuato la determinazione di chi fuggiva, tanto che la Toyota ha continuato la sua corsa fino a via Collatina, dove ha invaso la corsia opposta centrando in pieno la Fiat Punto su cui viaggiava la famiglia.

Gli inquirenti, che hanno aperto un fascicolo per omicidio stradale in concorso, resistenza a pubblico ufficiale e porto di arnesi da scasso, stanno ora cercando di ricostruire nel dettaglio le esatte responsabilità e la composizione della banda, perché di banda si tratta: tre dei fuggitivi sono stati fermati subito dopo l’impatto, uno bloccato sul posto e due trasportati in ospedale per le ferite riportate nello schianto e immediatamente piantonati. Altri tre, invece, sempre di origine sudamericana, sono riusciti a dileguarsi a piedi nelle campagne oltre il Raccordo anulare approfittando della confusione e dell’oscurità; di loro, al momento, si sono perse le tracce, anche se non si esclude che qualcuno possa essere ferito e che per questo cerchi comunque assistenza, magari in modo occulto. I rilievi della polizia scientifica, condotti per ore sotto i fari che illuminavano la scena di quello che i cronisti locali non hanno esitato a definire un massacro, hanno consentito di sequestrare i due veicoli e di catalogare il materiale trovato nella Yaris, un corredo da scasso che lascia pochi dubbi sulle intenzioni del gruppo.

Il punto sull’inchiesta e le vittime

Le vittime, una famiglia residente nella zona, tornavano probabilmente da una cena o da una serata trascorsa insieme quando il loro destino si è incrociato con quello di una banda in fuga. Il figlio, l’uomo di 41 anni, è stato estratto dalle lamiere ancora vivo ma in condizioni disperate e trasportato d’urgenza al policlinico Casilino, dove è spirato poco dopo il ricovero. I genitori, invece, sono deceduti sul colpo: l’impatto frontale tra una Yaris lanciata ad alta velocità e una piccola utilitaria non lascia scampo, soprattutto quando l’urto avviene in modo così improvviso e devastante. La Procura, che ha già aperto un fascicolo d’inchiesta coordinato dai pm di turno, ha disposto l’autopsia sui corpi delle tre vittime, un atto dovuto per accertare con precisione le cause del decesso e per fornire agli inquirenti ulteriori elementi utili a ricostruire la dinamica millimetrica dell’impatto, sebbene le evidenze appaiano già chiare.

La posizione dei fermati e il giallo dei complici

Per i tre sudamericani fermati, le accuse sono pesanti e formulate in concorso tra loro: omicidio stradale, resistenza a pubblico ufficiale e possesso ingiustificato di strumenti atti allo scasso. Le loro posizioni sono al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà anche chiarire il ruolo di ciascuno all’interno del gruppo: chi era alla guida, chi era seduto dietro, e cosa avessero programmato di fare quella notte prima di incappare nel controllo. Le forze dell’ordine, nel frattempo, hanno concentrato le ricerche nella campagna tra la Collatina e la via Prenestina, setacciando terreni e casolari abbandonati nella speranza di rintracciare i tre fuggitivi, una circostanza che aggrava ulteriormente il quadro complessivo e che apre scenari investigativi complessi, fatti di complicità omertose e di una rete di appoggi su cui la banda probabilmente contava per far perdere le proprie tracce.

Le verifiche degli inquirenti

Le verifiche degli inquirenti si concentrano ora su alcuni aspetti cruciali: identificare con certezza i fuggitivi ancora ricercati, verificare se il gruppo abbia agito in precedenza in zona, e accertare eventuali responsabilità connesse alla dinamica dell’inseguimento, sebbene le prime ricostruzioni tendano a escludere condotte spericolate da parte degli agenti, che come detto hanno mantenuto una distanza di sicurezza. Il tragico episodio riporta comunque alla memoria, come inevitabile termine di paragone, altre vicende analoghe che hanno visto le strade di Roma trasformarsi in teatri di morte durante interventi delle forze dell’ordine, e riaccende il dibattito sui protocolli da seguire in casi di fuga, un dibattito che tuttavia, in questa sede, non trova spazio se non come contesto non detto di una vicenda che ha lasciato una scia di dolore e rabbia nei quartieri della periferia est.

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