Roma, ladri in fuga travolgono e uccidono una famiglia di tre persone: fermati tre sudamericani
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Redazione Interno
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Il tragico bilancio di un inseguimento nella periferia est di Roma, trasformatosi in una strage familiare, parla chiaro: Giovanni Battista Ardovini, settant’anni, pensionato e per una vita infermiere all’Umberto I; sua moglie Patrizia Capraro, sessantaquattro anni, casalinga con la passione per il cucito e i gatti; e il figlio Alessio, quarantun anni, che lavorava in un fast food al centro commerciale Roma Est, non ce l’hanno fatta. I genitori sono morti sul colpo, nella notte tra domenica e lunedì, mentre il figlio, estratto dalle lamiere della loro Fiat Punto, si è spento poco dopo il ricovero. L’auto della famiglia, che stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa insieme, forse da una festa o da una cena, è stata centrata in pieno sulla via Collatina, all’altezza del civico 661, da una Toyota Yaris con a bordo tre cittadini di origine sudamericana in fuga dalla Polizia.
Gli agenti avevano iniziato l’inseguimento dopo un tentativo di controllo tra via Prenestina e via Palmiro Togliatti, nato a sua volta da una segnalazione per spaccio. I fuggitivi, nel tentativo di seminare le pattuglie, hanno invaso la corsia opposta, trovandosi davanti la Punto sulla quale viaggiavano gli Ardovini. L’impatto è stato frontale e violentissimo, tale da non lasciare scampo ai tre occupanti. I tre sudamericani, rimasti feriti, sono stati immediatamente bloccati e tratti in arresto con l’accusa di omicidio stradale, resistenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti allo scasso. Nella loro auto, infatti, gli investigatori hanno rinvenuto jammer per bloccare i segnali d’allarme e cacciaviti, strumenti che fanno propendere per un loro coinvolgimento in una tentata attività criminosa, probabilmente un furto, interrotta dalla fuga.
Il dolore di Torre Angela e il ritratto di una famiglia perbene
Nella loro via, Pietro Santo Bartoli, a Torre Angela, la notizia ha gelato un intero quartiere. I vicini descrivono gli Ardovini come persone riservate e gentili, il ritratto di una normalità operosa e solidale. Giovanni, in particolare, era ricordato come un uomo sempre disponibile: un ex professore di matematica, Claudio Senesi, lo racconta come un vicino premuroso, capace di venirlo a trovare ogni mattina in ospedale dopo un intervento. Patrizia, invece, era l’anima delle decorazioni condominiali per le feste, colei che durante il Covid cucì mascherine per tutti. E Alessio, definito dai colleghi del McDonald's “un raggio di sole” -1, era il ragazzo che aiutava gli anziani del palazzo a portare la spesa. Un ritratto di ordinaria e silenziosa dedizione, che rende ancora più atroce la fine violenta e improvvisa che li ha colpiti a pochi minuti da casa.
L'ombra dello spaccio e gli attrezzi da scasso nell'auto dei fermati
Mentre la procura procede con gli accertamenti di rito e la Polizia Locale coordina i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro, gli inquirenti si concentrano sul profilo dei tre fermati. L’origine dell’inseguimento, legata a un sospetto di spaccio, e la presenza a bordo della Yaris di dispositivi elettronici per neutralizzare gli antifurti, delineano uno scenario che va oltre il semplice incidente stradale. Uno dei tre sudamericani, secondo le prime verifiche, avrebbe già precedenti per reati contro il patrimonio. La Procura dovrà ora valutare le singole posizioni e chiarire se il tentativo di fuga fosse legato al possesso della refurtiva o alla paura di un controllo che avrebbe potuto portare all’arresto per i precedenti. Resta il dato inconfutabile della morte di tre persone incolpevoli, spazzate via dalla furia di una fuga.
La rabbia dei vicini e la richiesta silenziosa di giustizia
Fuori dalla palazzina di via Pietro Santo Bartoli, dove gli Ardovini vivevano da sempre, i fiori e le lacrime si mescolano alla rabbia. Una vicina, Simonetta Scotti, ex volontaria della Croce Rossa, ha detto senza mezzi termini che la palazzina non avrà pace finché non ci sarà giustizia. Un sentimento condiviso da molti, che vedono nella morte di questa famiglia l’emblema di un’ingiustizia intollerabile. L’avvocato di parte civile, che verrà nominato nei prossimi giorni, avrà il compito di rappresentare questo dolore nelle aule giudiziarie. L’inchiesta, al momento, è focalizzata sulla ricostruzione dei minuti precedenti lo schianto e sulla verifica della catena di comando che ha portato all’inseguimento, un atto di per sé lecito ma che in questo caso ha avuto conseguenze letali e irreparabili per una famiglia che, come tante, stava semplicemente tornando a casa.




