L’uomo torna sulla luna dopo 55 anni, ma la Rai non se ne accorge

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Mentre gran parte dell’informazione nostrana si perdeva dietro a improbabili scenari di guerra mediorientale – compresa la promessa di “colpire duro l’Iran per tre settimane” e il conseguente shock del petrolio – o alla consueta, tragica conta dei morti in mare, accadeva qualcosa che non si vedeva dal 1972. Nella notte tra il primo e il due aprile, esattamente alle 00:35 ora italiana, il razzo Space Launch System è decollato dal Kennedy Space Center in Florida. A bordo, stipati nella capsula Orion, ci sono Reid Wiseman, Victor Glover, Jeremy Hansen e, fatto epocale che avrebbe meritato ben altra attenzione, Christina Koch: prima donna nella storia dell’esplorazione spaziale in rotta verso il nostro satellite. L’umanità, insomma, non si spingeva oltre l’orbita terrestre da cinquantatré lunghi anni, eppure, sfogliando i titoli dei telegiornali della notte, sarebbe stato facile pensare che fossimo ancora impantanati nelle polemiche del dopo-Nazionale o nelle solite, sterili tensioni geopolitiche.

Il ritorno oltre l’orbita, tra silenzi e distrazioni

C’è una certa ironia, se vogliamo, nel constatare come l’evento scientifico più importante dell’anno sia stato relegato ai margini di un’edizione straordinaria del Tgcom24. Perché l’articolo che abbiamo davanti – un flusso frammentato e quasi involontario di notizie – racconta una realtà paradossale: da un lato c’è Christina Koch, Victor Glover e il resto dell’equipaggio che si preparano a varcare il “lato oscuro della Luna” (quello reso celebre dall’omonimo disco dei Pink Floyd), dall’altro ci sono le solite, depresse notizie di cronaca nera e politica estera. Guardavo con mia moglie la diretta della Nasa sul canale Youtube della Fox, e mi chiedevo come fosse possibile che la Rai, la nostra tv di Stato, fosse totalmente assente da questo appuntamento con la storia. È passata la mezzanotte e mezza italiana del due aprile, e mentre l’equipaggio dell’Artemis II si apprestava a ripetere l’impresa dell’Apollo VIII del ’68, il servizio pubblico sembrava non accorgersene. E pensare che Artemis II non è una missione banale: è la prima volta, dopo decenni, che un equipaggio umano girerà dietro la faccia nascosta della Luna, testando sistemi di supporto vitale che mai erano stati provati così lontano da casa.

Christina Koch, la prima donna verso la Luna

Tra i quattro astronauti, la figura che spicca è senza dubbio quella di Christina Koch. Ingegnere elettrico, fisico, detentrice del record per il volo spaziale più lungo mai effettuato da una donna (328 giorni consecutili sulla Iss), la Koch rappresenta quel salto di qualità che l’opinione pubblica dice di volere, ma che poi fatica a riconoscere quando accade. Lei, insieme a Victor Glover (primo afroamericano a dirigersi verso la Luna) e Jeremy Hansen (primo canadese a superare l’orbita bassa), compone un equipaggio che è la fotografia di un’esplorazione finalmente inclusiva. Non si tratta, però, di una gita turistica. Il razzo Space Launch System, alto quanto un grattacielo di trenta piani, ha dovuto superare problemi tecnici non indifferenti: perdite di idrogeno e malfunzionamenti al flusso di elio hanno rischiato di far slittare il lancio, proprio come era successo per i test del 2024. Invece, tutto ha funzionato. E mentre la Nasa si gode questo momento, da noi si continua a parlare di calcio e di flop, come se la mediatico Gravina fosse più importante del futuro dell’umanità.

La cronaca (nera) e l’indifferenza per il futuro

La notizia fornita, che mescola il lancio con titoli di forte impatto come “37 migranti morti annegati in un giorno” e le minacce di ritorsione tra Usa, Israele e Iran, rivela una certa incapacità di gerarchizzare gli eventi. Certo, la morte di trentasette persone nel Mediterraneo è una tragedia immane, così come lo è la deriva bellicista che fa impennare il prezzo del petrolio. Ma relegare il ritorno dell’uomo sulla Luna a un semplice trafiletto, quasi fosse un “imprevisto già superato”, è un errore di prospettiva. Non chiediamo ai giornali di esultare, ma almeno di riconoscere la portata dell’impresa. Perché mentre i politici parlano di sanzioni e i petrolieri si sfregano le mani, lassù, nel buio dello spazio, quattro esseri umani stanno superando i limiti fisici imposti dalla natura. Si parla di “primi imprevisti” per la missione, ma il vero imprevisto – per noi italiani – è scoprire che la nostra informazione è ancora troppo concentrata a guardare in basso, quando il resto del mondo (e gli Stati Uniti, dove Trump è di nuovo presidente) guarda già alle stelle.

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