As Roma, protesta sindacale per i 38 dipendenti spostati nei negozi: "Licenziamento collettivo mascherato"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Lunedì 13 luglio, mentre i calciatori si ritrovavano a Trigoria per il raduno che apre ufficialmente la stagione 2026-27, tra le mura del centro sportivo si è consumato un altro evento destinato a segnare la storia del club giallorosso. Per la prima volta, la società ha dovuto fare i conti con una vera e propria crisi sindacale interna, culminata nella proclamazione dello stato d'agitazione da parte dei dipendenti.

La miccia è rappresentata dallo spostamento forzato di 38 lavoratori – circa un decimo del totale dei 300 impiegati – verso i punti vendita ufficiali del merchandising sparsi per la Capitale. Una decisione che, nelle intenzioni della proprietà Friedkin, mira a una spending review volta a ridurre i costi, ma che i lavoratori interpretano come un vero e proprio smantellamento delle professionalità interne.

La protesta e il comunicato ufficiale

L'assemblea convocata ieri ha ufficializzato lo stato di agitazione attraverso un comunicato che non lascia spazio ad ambiguità. I lavoratori denunciano che le ricollocazioni hanno determinato "una profonda trasformazione dell'attività svolta" per numerosi impiegati, i quali si trovano improvvisamente a svolgere mansioni completamente diverse da quelle per cui erano stati assunti e formati.

Il nodo centrale della protesta risiede nella mancanza di trasparenza: "Restano non chiariti i criteri adottati per l'individuazione del personale coinvolto", si legge nella nota diffusa dal sindacato, che sottolinea come il processo abbia bypassato qualsiasi logica di valutazione oggettiva. L'accusa che serpeggia tra i lavoratori è quella di un espediente per disfarsi di figure considerate eccedenti senza dover procedere a un licenziamento formale, aggirando così le tutele del diritto del lavoro.

Dalla comunicazione al commesso: il caso dei giornalisti

Tra i 38 trasferiti, la notizia che ha destato maggiore clamore riguarda il trasferimento di sette giornalisti. Professionisti che fino a ieri si occupavano di comunicazione, ufficio stampa e content creation per il club si sono ritrovati a indossare il grembiule da commesso dietro i banconi degli store ufficiali, impegnati nella vendita di magliette e gadget e nella gestione dell'inventario. Non si tratta di un caso isolato: l'operazione ha coinvolto in larga parte gli uffici marketing e comunicazione, ma anche la segreteria sportiva e altri settori nevralgici della struttura aziendale.

La scelta della proprietà statunitense appare dettata da una logica strettamente economica, tesa a comprimere le spese del personale ridistribuendo le risorse interne piuttosto che procedere a nuove assunzioni per i ruoli operativi nei negozi. Tuttavia, questa strategia ha generato un forte malcontento, alimentato dalla sensazione che la società stia sacrificando competenze qualificate sull'altare del bilancio.

Le reazioni e lo scenario futuro

La proclamazione dello stato d'agitazione rappresenta un passo formale che potrebbe precedere l'eventuale indizione di uno sciopero, qualora non si trovino margini di trattativa con la dirigenza. I sindacati hanno già annunciato che la protesta proseguirà fino a quando non saranno chiariti i criteri di selezione dei lavoratori coinvolti e fino a quando non verranno garantite condizioni di reimpiego coerenti con le competenze acquisite. La tensione si inserisce in un momento particolarmente delicato per il club, impegnato sui fronti sportivi, ma anche su quelli organizzativi.

La famiglia Friedkin, che ha investito somme cospicue per il rilancio della squadra, si trova ora a gestire una frattura interna che rischia di offuscare l'immagine di una proprietà attenta alle sorti del club, ma che appare sempre più lontana dal tessuto sociale e lavorativo che gravita attorno al mondo giallorosso. La vicenda, inevitabilmente, finirà al centro del dibattito politico e sindacale cittadino, mettendo a nudo le contraddizioni di un calcio moderno sempre più gestito come un'azienda, dove i dipendenti vengono ridefiniti come pedine di una scacchiera finanziaria.

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