Woolrich, i sindacati attaccano BasicNet: "Trasferimento a Torino è un licenziamento mascherato"
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Redazione Economia
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La vertenza che coinvolge i dipendenti del marchio Woolrich, i cui uffici a Milano e Bologna sono destinati alla chiusura, si fa sempre più aspra dopo il primo confronto tra la nuova proprietà e le organizzazioni di categoria. Il gruppo BasicNet, che ha acquisito il brand e ne guida la strategia, ha ribadito con decisione l'intenzione di trasferire a Torino 139 lavoratori, una mossa presentata come funzionale a creare "sinergie intellettuali" con gli altri marchi del portafoglio, che include nomi come Kappa, Superga e K-Way. Una logica industriale, questa, che però si scontra frontalmente con la vita delle persone coinvolte, molte delle quali, come nel caso di una dipendente bolognese appena rientrata dalla maternità, si trovano a fronteggiare un futuro improvvisamente incerto e carico di preoccupazioni pratiche oltre che esistenziali, tanto da offuscare persino la serenità delle festività.
Lo stato di agitazione e una protesta che si annuncia dura
Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, dopo aver espresso la loro "forte contrarietà" a quanto deciso, hanno formalmente proclamato lo stato di agitazione, preannunciando "tutte le iniziative utili a contrastare queste scelte aziendali". La posizione sindacale è netta e non ammette ambiguità: quello che per l'azienda è un razionale riassetto organizzativo, per loro si configura senza mezzi termini come un "licenziamento collettivo mascherato". La distanza tra le parti sembra incolmabile, poiché mentre da un lato si evocano efficienze e concentrazione di competenze, dall'altro si mettono in luce i costi umani e sociali di un'operazione che sradica un numero significativo di persone dalle loro città e dalle loro reti di vita consolidate.
Le radici di una crisi annunciata
La decisione, maturata nel corso di un dicembre che ha sorpreso i lavoratori, segue il passaggio di proprietà del marchio americano al gruppo piemontese riconducibile alla famiglia Boglione. Con l'acquisizione, BasicNet ha quindi avviato un piano che prevede non solo il trasferimento delle risorse, ma la chiusura della sede di Bologna e una riduzione delle attività in quella milanese, consolidando il cuore operativo nella sua città d'origine. Una ristrutturazione che, se da un punto di vista manageriale può apparire lineare, solleva inevitabilmente questioni profonde sulla tutela dell'occupazione e sulla sostanza dei diritti dei lavoratori in fase di riorganizzazione aziendale, temi che costituiscono il nucleo del conflitto attuale.
Il peso umano delle decisioni aziendali
Al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle contrapposizioni sindacali, emergono storie personali che danno la misura reale dell'impatto di tali manovre. Come quella di una donna di 38 anni, che ha scoperto la destabilizzante notizia al termine del congedo di maternità, trovandosi a dover conciliare le gioie del primo Natale di suo figlio con l'angoscia per una prospettiva lavorativa totalmente da ridefinire, lontano da casa. Sono racconti che, nel loro manifestarsi, confermano come le scelte rate, per quanto giustificate da logiche di mercato, ricadano sempre sulle spalle degli individui, trasformando radicalmente esistenze intere e generando un senso di precarietà che va ben oltre la scrivania in ufficio.




