Woolrich, addio a Bologna: 139 trasferimenti a Torino scatenano la protesta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo torinese BasicNet, che ha di recente acquisito il controllo di Woolrich Europe, ha comunicato la decisione di trasferire a Torino, entro il prossimo marzo, i 139 dipendenti attualmente in forza negli uffici di Milano e di Bologna, dove viene chiusa la storica sede. Una mossa, questa, presentata dalla proprietà – guidata dalla famiglia Boglione e titolare anche di marchi come Kappa, Superga e K-Way – non come una chiusura ma come una «scelta strategica per rilanciare il marchio e garantire continuità lavorativa». L’azienda, in una nota, ha motivato la scelta affermando che alternative non sarebbero «ipotizzabili», poiché gravose in modo «insostenibile» sui costi e «incompatibili con l’impostazione organizzativa» necessaria per la crescita del brand, il più antico degli Stati Uniti nel suo settore.

La reazione dei sindacati: un Natale da incubo

Contro questa decisione, che segue di pochi mesi l’acquisizione, si è immediatamente scagliata la reazione sindacale, la quale parla apertamente di un Natale «da incubo» per i lavoratori coinvolti. Le sigle, tra cui la Filcams Cgil, sono sul piede di guerra: Roberto Brambilla, rappresentante del sindacato, ha dichiarato che al momento non esiste un dialogo ma solo la richiesta, avanzata dalle parti sociali, di un ritiro della procedura avviata. L’annuncio, che per molti versi ha colto di sorpresa il personale, è stato definito «l’inizio di un incubo», con la prospettiva di uno sciopero già paventata qualora la proprietà non tornasse sui suoi passi.

La posizione delle istituzioni locali

Anche le istituzioni bolognesi sono intervenute sulla vicenda, con il sindaco Matteo Lepore che ha esortato pubblicamente l’azienda a «fermarsi», evidenziando come il trasferimento forzato rappresenti un colpo non solo per i dipendenti ma per l’intero tessuto produttivo cittadino, già segnato da precedenti crisi in ambito luxury. Questo caso, del resto, arriva dopo quelli di altri marchi simbolo, generando un clima di preoccupazione che va al di là della singola vertenza. L’amministrazione comunale, pur non avendo strumenti diretti per imporre una svolta, ha assicurato il suo impegno per cercare una mediazione, sebbene la situazione appaia tutt’altro che semplice da sbrogliare.

Il nodo giuridico e le prospettive dei lavoratori

Dal punto di vista contrattuale, la posizione assunta da BasicNet pone i dipendenti di fronte a una scelta drastica: accettare il trasferimento nella nuova sede piemontese oppure vedersi equiparati a dimissionari, con la conseguente perdita del diritto alla Naspi, il sussidio di disoccupazione. Una condizione, quest’ultima, che aumenta notevolmente la pressione sulle persone coinvolte, limitandone di fatto la libertà di scelta. L’azienda, da parte sua, si è detta «pronta al dialogo» riguardo alle condizioni del trasferimento, ma ha mantenuto ferma la decisione di fondo, considerata – a suo dire – «imprescindibile» per assicurare il futuro e la competitività del marchio Woolrich nel panorama internazionale.

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