Woolrich, Bologna in trincea contro i trasferimenti forzati a Torino

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La nuova proprietà di Woolrich Europe, il gruppo torinese BasicNet, ha avviato una procedura che mette di fronte a una scelta cruciale 139 dipendenti, dei quali 109 operano a Bologna e 30 a Milano. La richiesta, giudicata perentoria dalle organizzazioni sindacali, è quella di trasferirsi presso la sede centrale di Torino, decisione motivata dall'esigenza di razionalizzare i costi e di adottare un'impostazione organizzativa che, secondo quanto riportato dalla stessa azienda, sarebbe "imprescindibile" per garantire continuità e crescita. Una mossa che, se da un lato viene presentata come strategica per il futuro del marchio, dall'altro ha gettato nello sconcerto un'intera forza lavoro, la quale si sente ora costretta a un esodo forzato o al rischio di perdere il proprio posto.

La reazione delle istituzioni e la mobilitazione

La decisione ha immediatamente sollevato un fortissimo dissenso, trascinando nella polemica non solo i rappresentanti dei lavoratori ma anche le istituzioni locali. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha esortato pubblicamente la proprietà a fermarsi, sottolineando l'impatto sociale ed economico di una simile scelta sul territorio. La posizione dell'amministrazione comunale si allinea a quella dei sindacati, i quali descrivono l'annuncio come "l'inizio di un incubo" e denunciano l'assenza di un reale dialogo costruttivo. Al centro della vertenza, infatti, non vi è al momento una trattativa sulle condizioni del trasferimento, ma la ferma richiesta, avanzata dalle sigle sindacali, di un completo ritiro della procedura, considerata inaccettabile nelle modalità con cui è stata imposta.

La protesta silenziosa dei dipendenti

Oltre alle dichiarazioni ufficiali, a parlare è stata anche una lettera collettiva scritta dai dipendenti, un documento che ha il sapore amaro di un appello inascoltato. In quelle righe, i lavoratori rivendicano con forza il proprio ruolo, affermando di essere stati loro, in questi anni, a tenere in piedi l'azienda. "La Woolrich siamo noi, vogliamo essere ascoltati", scrivono, lanciando un messaggio chiaro alla proprietà: non si sentono semplici pedine in un piano di riorganizzazione, ma la linfa vitale del marchio. Una presa di posizione che va oltre la difesa del posto fisso, toccando il tema della dignità e del riconoscimento del valore umano e professionale che hanno contribuito alla storia dell'azienda, almeno fino all'avvento della nuova gestione.

Lo stallo e le prospettive di conflitto

La situazione appare dunque in uno stallo profondo, con le parti divise da posizioni apparentemente inconciliabili. Da un lato, BasicNet avanza argomentazioni di natura economico-finanziaria, sostenendo che alternative logistiche sarebbero insostenibili e incompatibili con il nuovo corso aziendale. Dall'altro, i lavoratori e i loro rappresentanti respingono il piano, considerandolo un atto che ignora completamente la vita personale delle persone, i legami familiari e radicamento territoriale. La prossimità di uno sciopero, annunciato come risposta immediata, testimonia il livello di tensione raggiunto e segnala come la vicenda sia destinata a protrarsi, trasformandosi in un conflitto il cui esito è tutt'altro che scontato, mentre le sedi di Bologna e Milano vivono giorni di grande incertezza.

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