Woolrich, lo spostamento a Torino scatena la protesta dei sindacati
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Redazione Economia
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L'acquisizione del marchio americano Woolrich da parte del gruppo torinese BasicNet, conclusasi con un esborso di novanta milioni di euro, porta con sé una riorganizzazione che sta sollevando aspre polemiche. La nuova proprietà, che controlla anche Kappa e Superga, ha infatti annunciato la chiusura degli uffici bolognesi e milanesi del brand, prevedendo il trasferimento coattivo a Torino di centotrentanove dipendenti. Di questi, centonove lavorano nella sede storica di Bologna, un dato che ha immediatamente allarmato le rappresentanze dei lavoratori e le istituzioni locali, le quali vedono in questa mossa l'ennesimo colpo al tessuto produttivo del territorio. La società, dal canto suo, si difende sostenendo come la scelta sia dettata da precise logiche strategiche, volte a integrare le operazioni e a rilanciare un marchio dalle grandi potenzialità, assicurando, almeno nelle intenzioni, la continuità occupazionale.
Le ragioni di una scelta contestata
La motivazione ufficiale addotta da BasicNet si fonda su una necessità impellente di razionalizzazione. Secondo quanto comunicato, mantenere le strutture attuali comporterebbe un aggravio dei costi giudicato insostenibile, oltre a risultare incompatibile con l'impostazione organizzativa che la società intende adottare. Questo riassetto, presentato come un passaggio imprescindibile per garantire il futuro e la crescita dell'azienda, viene però vissuto dai diretti interessati come un imposizione priva di alternative concrete. La percezione, amplificata dalla prossimità delle festività natalizie, è quella di un annuncio caduto come un macigno, capace di trasformare un periodo tradizionalmente sereno in un momento di grande incertezza e preoccupazione per le famiglie coinvolte.
La reazione sindacale e lo stallo nel dialogo
La risposta delle organizzazioni sindacali è stata immediata e dura, configurandosi come un netto rifiuto della procedura avviata. Roberto Brambilla, della Filcams Cgil, ha parlato di un "inizio di un incubo", sottolineando come al momento non esista un vero confronto ma solo una richiesta di ritiro della decisione. La posizione è univoca: si chiede alla proprietà di fermarsi e di riconsiderare le sue intenzioni, aprendo una trattativa che vada oltre la mera imposizione di uno spostamento geografico che sradica i lavoratori dalle loro città. Lo sciopero, pertanto, viene paventato come uno strumento di lotta concreto e imminente, segno di una contrapposizione che potrebbe acuirsi nelle prossime settimane.
Un episodio nel solco delle difficoltà del manifatturiero
Questa vicenda, per molti versi, non rappresenta un caso isolato nel panorama industriale bolognese, che negli ultimi tempi ha dovuto registrare altre situazioni critiche riguardanti marchi affermati. Il fatto che Woolrich, un brand storico e simbolico, segua un percorso travagliato analogo ad altre realtà del lusso locale, accende i riflettori sulle fragilità di un settore che pure è stato a lungo un motore dell'economia regionale. La sfida, ora, si gioca sul piano del negoziato, dove la volontà di rilancio economico dell'azienda dovrà misurarsi con le legittime esigenze di stabilità e tutela delle persone, in un braccio di ferro il cui esito è ancora tutto da scrivere.




