Vertenza Woolrich, sindacati in agitazione dopo il trasferimento forzato imposto da BasicNet

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La nuova proprietà di Woolrich, il gruppo BasicNet riconducibile alla famiglia Boglione, ha confermato unilateralmente, nonostante l’appello delle organizzazioni di categoria e delle istituzioni locali, il trasferimento a Torino di centotrentanove lavoratrici e lavoratori, quelli attualmente impiegati negli uffici di Milano e Bologna. Un atto, definito dalle sigle sindacali “di estrema gravità”, che segna in modo conflittuale l’esordio della gestione del noto marchio americano, entrato nell’orbita dell’operatore torinese che già controlla Kappa, K-Way, Superga e altri brand. La decisione, presentata dal gruppo come una mossa strategica per creare “sinergie intellettuali” tra i vari marchi del portafoglio, viene interpretata in maniera diametralmente opposta dai rappresentanti dei dipendenti, i quali parlano, senza mezzi termini, di un “licenziamento collettivo mascherato”.

Un confronto che si chiude con lo stato di agitazione

Dall’ultimo incontro, svoltosi venerdì scorso, non è emersa alcuna apertura da parte di BasicNet, la quale ha ribadito integralmente il proprio piano. Di fronte a questa chiusura, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, dopo aver espresso la loro “forte contrarietà”, hanno immediatamente proclamato lo stato di agitazione, impegnandosi a mettere in campo, come dichiarato in una nota congiunta, “tutte le iniziative utili a contrastare queste scelte aziendali”. La prospettiva dello spostamento, che comporta la chiusura dell’ufficio di Bologna e una forte riduzione delle attività in quello di Milano, getta un’ombra lunga sul futuro professionale e personale dei dipendenti coinvolti, costretti a valutare un radicale cambiamento di vita o, in alternativa, l’uscita dall’azienda.

Le conseguenze operative e umane della scelta aziendale

La mossa, che si inserisce in un quadro di riorganizzazione aziendale, solleva questioni profonde che vanno ben oltre la semplice ottimizzazione logistica. I sindacati, oltre a denunciare il metodo unilaterale, evidenziano le pesanti ripercussioni sulla tenuta dei nuclei familiari e sul tessuto economico dei territori di partenza, privati di un importante presidio industriale. La vicenda, per molti versi, ricorda altre vertenze legate a delocalizzazioni interne, dove la ricerca di efficienza si è scontrata con i diritti e la stabilità del lavoro, finendo spesso per alimentare contenziosi giudiziari di lunga durata. Il clima, in questo caso, è già molto teso e lascia presagire una conflittualità destinata a protrarsi.

Un Natale sotto il segno dell’incertezza

Per le persone direttamente interessate, il periodo delle festività è stato completamente stravolto dall’annuncio, trasformando un momento di serenità in uno di profonda apprensione. Come hanno sottolineato le organizzazioni sindacali, si tratta di un “Natale che 139 persone ricorderanno per sempre”, un’amara conclusione d’anno che segna uno spartiacque nelle loro vite professionali. La battaglia, ormai aperta, non riguarda soltanto la difesa dei posti di lavoro in sé, ma anche la natura stessa di certe decisioni aziendali, che i rappresentanti dei lavoratori considerano lesive dei diritti fondamentali e prive di un reale confronto preventivo, elemento ritenuto cruciale in qualsiasi processo di trasformazione che coinvolga un numero così elevato di persone.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.