Osio Sotto, il tentato rapimento durante l’allenamento e il ruolo decisivo dell’allenatore ex carabiniere
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Redazione Interno
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Erano da poco passate le sei del pomeriggio di mercoledì 25 marzo, quando la pioggia – che da tempo stava battendo sul campo sintetico dell’oratorio San Giovanni Bosco – ha accelerato la conclusione dell’allenamento. I bambini della squadra Primi calci, tra cui un otto anni di origini marocchine, erano stati fatti rientrare negli spogliatoi per ripararsi dall’acquazzone, in attesa che i genitori arrivassero a prenderli. È in quella finestra di tempo, resa anomala dalle condizioni meteo, che si è inserito un uomo di 29 anni, cittadino pakistano residente a Dalmine, entrato nella struttura con un obiettivo preciso: portare via il piccolo spacciandosi per suo padre.
L’intruso si è presentato all’interno degli spogliatoi senza esitazioni, indicando il bambino e dichiarando di essere lì per ritirarlo. Quello che probabiliggiava come un piano rapido e semplice, però, si è subito scontrato con la presenza di Ivano Pontoglio, l’allenatore della Scuola calcio, un ex carabiniere in quiescenza dal 1995 ma, come ha poi raccontato lui stesso, con la divisa ancora “nel cuore”. L’uomo, che vanta vent’anni di servizio nell’Arma, ha fiutato immediatamente l’inganno: non solo perché la persona non era mai stata vista prima tra i genitori abituali – un campanello d’allarme non da poco in un oratorio dove si muovono quotidianamente circa centocinquanta bambini – ma soprattutto per l’atteggiamento ambiguo tenuto dal ventinovenne. Confrontato con il piccolo, il bambino ha negato con decisione di conoscere quell’uomo, fornendo la conferma che serviva per passare all’azione.
Il tentativo di sequestro si è trasformato così rapidamente in un blitz della sicurezza interna della struttura. L’allenatore, insieme ad altri dirigenti presenti, ha circondato l’uomo impedendogli di allontanarsi, mentre venivano allertati i carabinieri. L’arresto è scattato senza che il soggetto opponesse resistenza: il suo unico commento, riferito dalle fonti investigative, è stato un laconico “Ho sbagliato”, prima di essere preso in consegna dalle forze dell’ordine. Il fascicolo d’indagine, coordinato dal pm Mencarelli, ipotizza per l’uomo l’accusa di tentato sequestro di persona aggravato dall’età della vittima, un reato che il gip ha ritenuto sussistente al punto da disporre la custodia cautelare in carcere, definendo la personalità dell’indagato “disturbata” alla luce anche delle giustificazioni fornite.
La versione dell’indagato e il rigetto delle giustificazioni
Davanti al giudice per le indagini preliminari, assistito dall’avvocato Brignoli, il trentenne pakistano ha tentato di smontare l’accusa. Ha negato che il suo intento fosse quello di rapire il bambino, offrendo una versione che il gip ha ritenuto del tutto inverosimile. Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe sostenuto di essersi presentato negli spogliatoi nell’ambito di una sorta di “gioco” che prevedeva il seguire determinate indicazioni, proferendo frasi come “Se parte la voce della chiesa vuol dire che non va bene” o dichiarando di dover “salvare qualcuno”. L’allenatore Pontoglio, sentito dai carabinieri, ha definito quelle giustificazioni come “cose che non stanno in cielo e in terra”, confermando l’assoluta confusione mentale manifestata dall’arrestato nel momento in cui è stato bloccato. L’uomo, residente a Dalmine e incensurato, non è riuscito a fornire alcuna spiegazione logica che potesse giustificare la sua presenza in uno spogliatoio di minori con l’intenzione dichiarata di portare via un bambino che non conosceva.
Un precedente recente e la dinamica dell’intervento
L’episodio di Osio Sotto ha immediatamente richiamato alla memoria un altro grave tentativo di sottrazione di minore avvenuto nei mesi scorsi nel Bergamasco, nello specifico all’Esselunga di via Corridoni a Bergamo città, dove una bambina era stata avvicinata e afferrata da uno sconosciuto mentre si trovava con i genitori. In quel caso la piccola aveva riportato la frattura di una gamba. In questa circostanza, invece, la professionalità di chi gestiva il gruppo ha scongiurato qualsiasi conseguenza fisica per il bimbo. La presenza di un allenatore con una lunga carriera alle spalle nell’Arma dei Carabinieri ha fatto la differenza: abituato a valutare i comportamenti sospetti, Pontoglio ha capito subito che le intenzioni di quell’uomo – che diceva di essere il padre ma non sapeva gestire le dinamiche tipiche di un ritiro post-partita – erano tutt’altro che genuine. Dopo aver ottenuto la conferma dal bambino che non conosceva l’estraneo, l’ex militare ha orchestrato l’accerchiamento in quattro persone, impedendo qualsiasi tentativo di fuga e consegnando l’uomo ai militari dell’Arma poco dopo, quando questi sono sopraggiunti sul posto.




