Osio Sotto, l’allenatore ex carabiniere che ha sventato il rapimento: “Quell’uomo? Mai visto prima”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è pace, a Osio Sotto, dopo quanto accaduto mercoledì 25 marzo all’oratorio San Giovanni Bosco. Tra le famiglie e gli addetti ai lavori serpeggia quella sottile inquietudine che lascia il segno quando la routine viene spezzata da un tentativo – riuscito solo per un soffio – di portare via un bambino di otto anni. Erano circa le 18.12 quando un uomo di origini pakistane, trentenne residente a Dalmine, si è introdotto negli spogliatoi della squadra Primi calci. La pioggia stava interrompendo l’allenamento e i bambini, circa 150 quelli dell’Asd Oratorio Osio Sotto, stavano rientrando. L’uomo ha indicato un piccolo di origini marocchine, dichiarando con sicurezza di essere il padre e di doverlo ritirare. Ma c’era un dettaglio, sottile ma decisivo, che non convinceva: nessuno di quel personale sportivo, abituato a vedere ogni giorno genitori e accompagnatori, lo aveva mai notato prima.

Il fiuto dell’ex carabiniere

A insospettirsi per primo è stato Ivano Pontoglio, allenatore della Scuola calcio e, per vent’anni prima di dedicarsi ai bambini, carabiniere. Un passato che non si cancella, come ha poi spiegato lui stesso: “Noi carabinieri abbiamo la divisa nel cuore e anche se io non la indosso fisicamente più dal 1995, resto comunque un carabiniere”. Mentre l’uomo insisteva per portare via il piccolo, Pontoglio ha avuto la prontezza di rivolgersi direttamente al bambino con una domanda secca: “Ma tu conosci quella persona?”. La risposta è stata un netto “no”. A quel punto l’allenatore, coadiuvato da altri adulti presenti tra dirigenti e genitori, ha bloccato l’individuo che, secondo quanto riferito, continuava a raccontare “delle storielle – cose che non stanno in cielo e in terra” – forse nel tentativo di giustificare la sua presenza. In quattro lo hanno circondato, impedendogli di avvicinarsi ulteriormente al piccolo o di allontanarsi prima dell’arrivo dei militari.

La ricostruzione dell’inganno e le indagini

Nel fascicolo aperto dal pm Mencarelli, l’accusa è di tentato sequestro di persona aggravato dall’età della vittima. L’uomo, arrestato dai carabinieri intervenuti sul posto, è stato poi trasferito in carcere con la convalida del gip. Davanti al giudice, l’indagato – assistito dall’avvocato Brignoli – ha negato le intenzioni attribuitegli, sostenendo di essersi limitato ad aprire la porta dello spogliatoio per chiedere informazioni nell’ambito di una sorta di “gioco” o, secondo una versione emersa, perché doveva “salvare qualcuno”. Una difesa apparsa confusa, che non ha convinto il giudice, il quale ha disposto la custodia cautelare in carcere descrivendo la personalità del giovane come disturbata. All’arrivo dei carabinieri, l’unica frase pronunciata dall’uomo è stata un ripetuto “ho sbagliato, ho sbagliato”.

Gli inquirenti hanno acquisito le immagini delle quattro telecamere di sorveglianza presenti all’interno dell’oratorio. Emerge inoltre un dettaglio inquietante fornito dal padre del bambino, che ha riferito ai militari come il figlio maggiore – diciassettenne – fosse stato avvicinato dallo stesso uomo poco prima dell’ingresso agli spogliatoi: un avvicinamento sotto forma di invito a fare “due palleggi insieme”. Un approccio, questo, che getta una luce ancora più sinistra sulla dinamica, suggerendo un pedinamento o quantomeno un’osservazione mirata dei movimenti della famiglia prima del tentativo vero e proprio.

L’oratorio sotto la lente e un precedente in città

Don Michele Bucherato, curato dell’oratorio, ha confermato che l’uomo era assolutamente sconosciuto: “Non lo avevamo mai visto prima”. Nei giorni successivi, la gestione degli allenamenti è proseguita con “un occhio in più”, con la garanzia del rispetto rigoroso degli orari di inizio e fine. La società sportiva ha ricevuto il ringraziamento della famiglia del bambino, sottolinea il sacerdote, mentre tra gli altri genitori – seppur scossi dall’accaduto – prevale la consapevolezza che la prontezza degli allenatori abbia evitato il peggio. L’episodio, per quanto eclatante, non è isolato nel territorio bergamasco. Richiama alla memoria quanto accaduto lo scorso febbraio, quando all’Esselunga di via Corridoni, in città, un uomo aveva tentato di strappare una bambina di un anno e mezzo dalle braccia della madre, causandole la frattura di una gamba. Due vicende distinte, ma che testimoniano come il rischio di simili tentativi rappresenti una concreta minaccia anche in contesti ritenuti sicuri come gli oratori e i luoghi di aggregazione sportiva.

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