Giusi Bartolozzi, il muro di gomma dopo le parole sui “plotoni di esecuzione”: nessuna scusa e silenzio davanti ai cronisti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fronte del silenzio, quello spesso e impenetrabile che si frappone tra le stanze del potere e le domande scomode della stampa, ha trovato una sua nuova, plasticissima rappresentazione all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, è ricomparsa in pubblico per la prima volta dopo il vespaio sollevato dalle sue parole, quelle con cui, nel corso di un dibattito sul referendum, aveva invitato a votare “sì” per “togliersi di mezzo la magistratura”, bollata come un “plotone di esecuzione”. Accompagnando il Guardasigilli all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense, la dirigente ha eluso qualsiasi confronto, scivolando via tra i cronisti che le chiedevano, con insistenza, se intendesse porgere le proprie scuse per quell’uscita infelice e, soprattutto, se meditasse di lasciare l’incarico al termine della tornata referendaria.

Una scelta, quella della sottrazione, che arriva all’indomani di una sconfessione pubblica piuttosto netta da parte della premier Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio, intervenuta a Milano per il comizio del “sì” al teatro Parenti, ha sentito il bisogno di mettere un punto fermo, chiudendo il caso con una precisazione chirurgica: “Voglio mettere una cosa in chiaro: qui nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura”. Parole che, sebbene non abbiano sortito l’effetto di un allontanamento immediato, hanno avuto il peso specifico di una doccia gelata per la potente “zarina” di via Arenula, delineando i confini di un’irritazione a Palazzo Chigi che, da privata e contenuta, si è fatta di dominio pubblico. Il governo, nelle ore immediatamente successive allo sfogo televisivo della Bartolozzi, aveva fatto trapelare la necessità che la lingua della super dirigente venisse tenuta a freno, con una gestione della vicenda che si sarebbe svolta rigorosamente “internamente”.

Nel frattempo, la polemica politica, lungi dallo spegnersi, ha continuato ad attizzare il dibattito, trovando sponda persino in una certa ironia istituzionale. Al congresso di Magistratura Democratica, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha aperto i lavori con una battuta affilata che ha spiazzato la platea: “Porto il mio saluto personale e quello del plotone della Procura di Roma”. Un riferimento nemmeno troppo velato alle parole della capo di gabinetto, che ha trasformato l’onta in un boomerang comunicativo per l’esecutivo. Un segnale, questo, che dimostra come la magistratura associativa, pur nel richiamo del Capo dello Stato all’abbassamento dei toni, non abbia alcuna intenzione di lasciar cadere nel dimenticatoio un’espressione pesante come quella uscita dagli studi di Telecolor

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