Sciame sismoso nel Tirreno, la terra trema ancora tra Eolie e Stretto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si placa l’attività tellurica nel cuore del Mediterraneo, dove il suolo, soprattutto quello della Sicilia orientale e della Calabria, continua a tremare a distanza di poche ore dal forte boato registrato in mare. Se il sisma di magnitudo 6.1 della notte tra lunedì e martedì – localizzato al largo della costa calabra nord-occidentale a una profondità di circa 250 chilometri – aveva già messo in allarme la popolazione, la giornata di oggi, mercoledì 3 giugno, ha portato con sé una sequenza serrata di nuove scosse, quasi a voler ricordare la complessità geologica dell’area.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha infatti rilevato una serie di eventi sismici a partire dalle prime ore dell’alba, con epicentri distribuiti tra il mare delle Isole Eolie e lo Stretto di Messina, senza dimenticare una replica registrata nel pomeriggio nel Catanese.

La scossa profonda delle Eolie e la replica nello Stretto

Il primo e più energico movimento della giornata è stato registrato alle 5:51, quando una scossa di magnitudo 3.9 ha scosso il basso Tirreno al largo dell’arcipelago eoliano. L’epicentro, situato in un tratto di mare compreso tra le isole di Salina e Filicudi, si trova a una distanza di circa 17 chilometri dai comuni messinesi di Malfa e Leni.

Ciò che però caratterizza tecnicamente questo evento – rendendolo, nonostante la magnitudo percepita, meno pericoloso per le strutture – è la sua profondità: ben 306 chilometri sotto la crosta terrestre, un dato che lo colloca in quella categoria di terremoti profondi tipici del processo di subduzione della placca ionica sotto l’arco calabro. A questa scossa ne sono seguite altre due in rapida successione nel tratto dello Stretto di Messina: la prima alle 6:04 e la seconda alle 6:19, entrambe di magnitudo 2.

1 e con ipocentri rispettivamente a 31 e 30 chilometri di profondità.

Il pomeriggio di scosse tra Messina, Reggio e l'entroterra catanese

Se la mattinata aveva già delineato un quadro di preoccupazione diffusa, il proseguimento della giornata ha confermato la natura di “sciame” per questa sequenza sismica. Nel corso del pomeriggio, l’area dello Stretto è stata nuovamente interessata da due ulteriori scosse: la prima, di magnitudo 2.0, è stata registrata alle 14:17, mentre la seconda, di magnitudo 2.5, è stata localizzata alle 15:56.

Questi ultimi eventi, che presentano ipocentri poco profondi (tra i 30 e i 32 km) ed epicentri concentrati in una zona molto ristretta del corridoio che separa la Sicilia dalla Calabria, si inseriscono perfettamente nel contesto di una sequenza iniziata con il forte sisma del giorno precedente. Tuttavia, la sequenza non si è fermata al litorale: alle 16:07, una scossa di magnitudo 2.8 è stata registrata a 9 chilometri a sud-est di Maletto, nel Catanese.

Questo evento, la cui profondità è di 23 chilometri, va tecnicamente distinto dalle precedenti in quanto localizzato nell'entroterra etneo, rappresentando un’ulteriore manifestazione della complessa articolazione sismica dell’estremo Sud.

La dinamica geologica e i controlli del territorio

La peculiarità di questa ondata sismica risiede principalmente nella natura profonda degli ipocentri. Come spiegano i dati diffusi dall’INGV, i terremoti che interessano il Tirreno meridionale sono il frutto di un fenomeno geologico noto come subduzione, un processo in cui la litosfera ionica sprofonda lentamente al di sotto della placca calabra. Questo spostamento tettonico è in grado di generare scosse anche di magnitudo significativa – come il recente 6.

1 di magnitudo – senza che queste provochino danni diretti alle abitazioni, in quanto l’energia rilasciata viene in gran parte dissipata dallo spesso strato di roccia che la separa dalla superficie. E in effetti, nonostante il forte spavento che ha spinto numerosi cittadini a riversarsi per le strade nelle ore notturne, i sopralluoghi dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile hanno confermato l’assenza di danni strutturali rilevanti o vittime.

La macchina dei controlli, attivatasi immediatamente dopo la scossa principale, ha verificato le condizioni di edifici e infrastrutture senza riscontrare criticità significative, limitandosi a interventi dovuti principalmente allo stato di agitazione della popolazione.

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