La guerra nel Golfo taglia il passo all’Italia: crescita dimezzata e ripresa rinviata al 2027

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo shock energetico innescato dal conflitto con l’Iran – un’escalation che ha rapidamente trasformato lo Stretto di Hormuz in un nodo scorsoio per le forniture globali – rischia di rinviare di fatto al 2027 la ripresa dell’economia italiana, vanificando le fragili attese di rimbalzo costruite nei mesi precedenti. Le stime elaborate da Confesercenti in collaborazione con il Centro Europa Ricerche (CER) dipingono uno scenario in cui, anche nell’ipotesi più ottimistica di una tregua duratura e di un graduale rientro dei prezzi dell’energia, sarebbero comunque necessari almeno sette od otto mesi per tornare a una piena normalizzazione dei mercati. Un lasso temporale che, nella sua estensione, risulta sufficiente a compromettere in modo significativo l’andamento dell’intero anno in corso, dove l’effetto della crisi ha già di fatto dimezzato le prospettive di crescita del Pil.

Il conto salato del caro energia e la frenata dei consumi

Nonostante gli interventi del governo sulle accise abbiano in parte arginato l’impatto diretto sui prezzi alla pompa, il quadro macroeconomico appare ormai gravemente deteriorato. Secondo le analisi di Confesercenti, il Prodotto Interno Lordo perderebbe 0,3 punti di crescita – un taglio che si traduce in circa 9,7 miliardi di euro in meno rispetto alle proiezioni antecedenti il conflitto – mentre i consumi subirebbero un rallentamento pari a 3,9 miliardi di euro. A farne le spese, in questa fase, è anche la capacità di risparmio delle famiglie, erosa per un analogo ammontare per far fronte alle spese correnti. Parallelamente, si registra una brusca frenata degli investimenti, in calo di 7,7 miliardi rispetto alle attese pregresse: un segnale inequivocabile di come l’incertezza geopolitica e l’incremento dei costi stiano spingendo le imprese a rinviare qualsiasi decisione strategica.

Una bolletta da 7 miliardi: lo stillicidio quotidiano di gas e carburanti

A rendere ancora più drammatico il quadro per il tessuto produttivo – e in particolare per l’artigianato e le piccole imprese, tradizionalmente più vulnerabili agli choc dei prezzi – è il conteggio della CNA, che quantifica l’aumento della spesa energetica complessiva in oltre 7 miliardi di euro nel solo periodo compreso tra marzo e maggio. Un costo che equivale a un extra-esborso di circa 100 milioni di euro al giorno per il sistema Paese. Analizzando le singole voci, emerge il ruolo trainante del gasolio, la cui impennata registrata tra il 28 febbraio e il 10 aprile si traduce in maggiori costi per 1,7 miliardi. A ciò si aggiungono una stangata da circa 3 miliardi per il gas (sia per uso domestico che non residenziale) e un rincaro di 2,2 miliardi per l’energia elettrica, con un surplus di Iva generato da questi aumenti che sfiora quota un miliardo.

L’Italia sul podio dei rincari e la vulnerabilità strutturale

Il dato più preoccupante, che emerge dall’analisi della Confederazione, riguarda la posizione dell’Italia nella classifica europea dei rincari: per quanto concerne il gasolio, il nostro Paese occupa infatti il terzo posto per aumento percentuale, con un balzo del 31% superato solo da Germania e Austria. Un primato negativo che conferma, come sottolineato dall’associazione, l’esposizione cronica della penisola alla volatilità delle quotazioni internazionali dell’energia, una vulnerabilità che le recenti crisi (prima quella ucraina, oggi quella mediorientale) si limitano a rendere strutturale. Se il conflitto nel Golfo terminasse istantaneamente, la maggiore spesa per carburanti ed energia sarebbe comunque già superiore a quella soglia, con gli effetti recessivi che continueranno a propagarsi lungo le catene di fornitura e nei bilanci familiari per molti mesi a venire, ritardando quel ritorno alla normalità che le stesse proiezioni ufficiali collocano ormai non prima del 2027.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.