Le tre incognite sulla nostra economia: crescita dimezzata, dazi e tassi in bilico
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Redazione Interno
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La crescita italiana per l’anno in corso, secondo le stime contenute nel Documento di finanza pubblica (Dfp), si attesterà allo 0,6%, un dato che, seppur tendenziale e non influenzato da eventuali interventi futuri, segna un netto ridimensionamento rispetto allo 0,9% previsto a settembre nel Piano strutturale di bilancio. Il ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, si trova a navigare in acque agitate, non solo per il quadro macroeconomico meno roseo del previsto, ma anche per le variabili esterne che rischiano di complicare ulteriormente la situazione.
Mentre Giorgetti illustrava al Parlamento i numeri del Def – trasformabile in Dfp con un successivo passaggio normativo –, dagli Stati Uniti arrivava l’annuncio della sospensione dei dazi all’Europa per novanta giorni. «Prendo atto dell’iniziativa e apprezzo», ha commentato il ministro, sebbene la mossa della Casa Bianca, più che una soluzione, sembri una tregua temporanea in una guerra commerciale che potrebbe riaccendersi da un momento all’altro. Intanto, la Banca centrale europea mantiene un atteggiamento cauto sui tassi di interesse, mentre l’euro oscilla in un contesto di incertezza globale.
A complicare il quadro c’è la procedura di bilancio, già al centro di polemiche lo scorso anno per l’assenza di un quadro programmatico dettagliato. Oggi, nonostante la necessità di allinearsi alle nuove regole europee in materia di conti pubblici, il Def approvato dal Consiglio dei ministri si presenta ancora una volta privo di numeri definitivi, sollevando dubbi sulla capacità di pianificazione a medio termine. La proroga del Pnrr e l’aumento delle spese per la difesa, due temi cruciali per i prossimi mesi, richiederebbero scelte chiare, ma al momento permangono margini di ambiguità.




