La crisi silenziosa degli infermieri, tra aule vuote e stipendi bloccati
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Redazione Salute
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Mentre il sistema sanitario nazionale, già provato da anni di tensioni, si interroga sulla sua tenuta futura, un'allarme preciso e documentato giunge dal mondo della formazione. All'Università del Piemonte orientale, per fare un esempio concreto, ai test d'ingresso per il corso di laurea in Infermieristica si sono presentati solo 315 candidati a fronte di 430 posti disponibili, un divario che segnala un preoccupante disamore verso una professione fondamentale. Un paradosso, se si pensa che corsi come Fisioterapia continuano invece a registrare un'affluenza massiccia, se non eccessiva, di aspiranti studenti.
Questa tendenza non è episodica, ma riflette una dinamica nazionale allarmante. Il sindacato Nursing Up, sulla scorta di un'analisi condotta confrontando i dati ufficiali del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato del 2023 con quelli del 2022, ha fotografato un'inversione di rotta drammatica: il numero degli infermieri in Italia è in netto calo. Il report, del resto, offre numeri incontrovertibili che mostrano come, mentre i medici sono aumentati – passando da 107.777 unità a 109.024 – le figure infermieristiche e ostetriche vedono un crollo progressivo, lasciando scoperte intere aree di assistenza.
Persino l'Università di Torino, che pure aveva temuto un effetto negativo delle nuove regole d'accesso a Medicina sulle altre professioni sanitarie e che oggi vede un numero di iscritti ai test sostanzialmente stabile, deve fare i conti con un dato di fondo: i laureati in Infermieristica non sono, comunque, sufficienti a coprire il fabbisogno reale del territorio. Il problema, dunque, non è solo l'ingresso ai corsi, ma la capacità del sistema di trattenere e valorizzare questi professionisti una volta formati.




