Trump, l’immagine da “dottore divino” e il secondo post che ritrae il presidente tra le braccia di Gesù
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Redazione Esteri
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La genesi della bufera mediatica, quella che ha costretto la Casa Bianca a un goffo dietrofront comunicativo, affonda le radici in un fine settimana in Florida: secondo quanto ricostruito da alcuni siti di informazione, il presidente avrebbe visionato per la prima volta l’immagine in compagnia del discusso responsabile federale per la finanza immobiliare, Bill Pulte. Pulte, stando a quanto riferito da due consiglieri all’outlet Axios, gli avrebbe mostrato lo scatto – quello che lo ritraeva con una veste bianca e rossa mentre una luce divina gli usciva dalle mani su un malato – scatenando l’ilarità del gruppo. "Tutti pensavano fosse uno scherzo", ha ammesso un anonimo advisor, suggerendo come la leggerezza con cui è stato trattato il tema nell’entourage presidenziale abbia poi mal giocato con il sentiment religioso più conservatore.
Il colpo di scena, però, è arrivato poche ore dopo la cancellazione del primo post: piuttosto che tacitare le polemiche, il presidente ha raddoppiato la scommessa. Sul suo social Truth ha infatti ripostato una seconda immagine, questa volta generata da un account X noto come "Irish for Trump". L’opera, profondamente diversa nella composizione, ritrae Trump non più nelle vesti di un guaritore, ma adagiato letteralmente tra le braccia di Gesù Cristo, con la bandiera statunitense a fare da sfondo. La didascalia originale dell’account, che il presidente ha fatto propria senza remore, parlava di "mostri satanici, demoniaci e che sacrificano bambini", aggiungendo un inquietante riferimento alle teorie del complotto tipiche dell’universo QAnon. Ad accompagnare il tutto, una frase provocatoria: "I pazzi della sinistra radicale potrebbero non apprezzare, ma io lo trovo molto carino".
Non si tratta, in fondo, del primo episodio di tensione tra Trump e il sentimento religioso: già nell’agosto del 2015, in un’intervista rilasciata a Mark Halperin e John Heilemann, l’allora candidato aveva definito la Bibbia il suo libro preferito, pur rifiutandosi categoricamente di citare un versetto specifico perché, a suo dire, una questione "troppo personale". Incassata la domanda, la scelta di liquidare la differenza tra Antico e Nuovo Testamento con un secco "Sono uguali" aveva già all’epoca suscitato più di una perplessità sulla sua reale dimestichezza con le Scritture.
Quel che appare chiaro, al netto della retorica social, è la strategia comunicativa: il rifiuto di piegarsi alla critica si trasforma in un’escalation visiva. Dopo aver sostenuto di essersi visto come un semplice "dottore" che rende le persone migliori – una scusa che ha scatenato l’ironia pesante di commentatori come Joe Rogan, il quale ha ribattezzato l’accaduto come l’opera di un "Dio dell’IA" -5 – Trump ha scelto la linea dell’irrisione. La seconda foto, quindi, non è un ripensamento, ma un’ulteriore riaffermazione della sua narrativa di "prescelto" in una battaglia spirituale contro le élite. Non c’è stata ritrattazione, né tanto meno un mea culpa; c’è stata invece la trasformazione di un passo falso in un nuovo mantra per i suoi sostenitori più accaniti.
La reazione degli alleati e il caso della "mano che guarisce"
La condanna, sorprendentemente, non è arrivata solo dagli oppositori politici, ma proprio dalle frange più tradizionaliste del suo stesso elettorato. La reazione dei commentatori conservatori è stata fulminea: Riley Gaines, ospite di Fox News, ha dichiarato di non comprendere le ragioni di un simile post, ammonendo che "Dio non sarà schernito", mentre Megan Basham, scrittrice per il conservative Daily Wire, ha bollato l’operazione come una "bestemmia OLTRAGGIO". Persino Marjorie Taylor Greene, figura di spicco della destra radicale, ha fatto sapere di denunciare completamente l’immagine, dichiarando di pregare affinché quel messaggio venisse rimosso.
Il dettaglio tecnico relativo alla genesi dell’immagine aggiunge un ulteriore livello di grottesco alla vicenda. Il fotomontaggio originale, pubblicato a febbraio dal commentatore Nick Adams, presentava sullo sfondo la sagoma di un soldato americano. Nella versione diffusa da Trump, quel soldato era stato abilmente rimosso con Photoshop per essere sostituito da una figura demoniaca con le corna, incombente alle spalle del presidente mentre quest’ultimo compiva il suo "miracolo". Un’alterazione che trasforma la semplice autocelebrazione in una vera e propria propaganda apocalittica, dove il capo dello Stato si erge a baluardo contro le forze occulte.
Il contesto della sfida al pontefice
Difficile separare questa deriva iconografica dallo scontro in corso con il Vaticano. Da più di una settimana, Trump è impegnato in una guerra verbale con Papa Leone XIV, il primo pontefice statunitense della storia, dopo che questi aveva accennato – senza mai nominarlo – a una "illusione di onnipotenza" che starebbe guidando la politica estera americana, specialmente in relazione al conflitto con l’Iran. La risposta del presidente non si è fatta attendere: insulti diretti al pontefice, definito "DEBOLE sul crimine", e l’accusa di stare "assecondando la sinistra radicale".
La pubblicazione delle immagini iper-religiose, in questo contesto, assume i contorni di una mossa di forza simbolica. Mentre i vescovi americani si stringevano attorno al Papa, definendolo "vicario di Cristo", la Casa Bianca rispondeva postando foto in cui Trump appare più santo del santo. L’operazione, per quanto goffa agli occhi degli osservatori internazionali – basti pensare alla presa di posizione del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha parlato di "dissacrazione di Gesù" – ha il merito di polarizzare ulteriormente l’elettorato, trasformando la fede in un’arma di distrazione di massa dalle critiche sulla politica estera.
Il silenzio istituzionale e l’enigma della rimozione
Mentre l’ecosistema social esplodeva in meme e indignazione, le istituzioni ufficiali hanno opposto un muro di gomma. Né Bill Pulte, né la portavoce della Casa Bianca hanno voluto commentare il retroscena pubblicato da Axios, lasciando nell’ombra i reali retroscena del rapporto tra il tycoon e l’intelligenza artificiale. Lo stesso Trump, nel tentativo maldestro di spegnare l’incendio, ha fornito una versione che molti hanno giudicato surreale: "L’ho cancellato perché la gente era confusa. Pensavano fossi Gesù, ma io sono un dottore".
Una spiegazione, questa, che stride violentemente con la scelta successiva di ripostare l’immagine in cui Gesù lo abbraccia. Se la prima foto poteva, volendo, prestarsi a un equivoco (sebbene l’aureola e le vesti sacerdotali rendessero l’equivoco piuttosto improbabile), la seconda non lascia spazio a interpretazioni alternative. L’ostinazione nel rimanere in quella sfera semantica, nonostante le richieste di scuse arrivate anche da esponenti della sua stessa Commissione per la Libertà Religiosa, dimostra una precisa volontà di rottura dei tabù politici tradizionali.




